L’ascolto

Trovo la parola “ascolto” di grande interesse con il suo suono definito, chiaro ed anche accogliente.

Per noi operatori shiatsu è uno strumento fondamentale nella pratica della nostra professione: pur apparendo semplice o banale, riuscire ad ascoltare in toto una persona che si affida alla nostra Cura, non è così immediato, anzi è profondamente complesso.
Ascoltare implica concentrare l’attenzione sulla persona mentre si sta esprimendo, quindi un buon ascolto arriva da una concentrazione, ovvero dalla focalizzazione della concentrazione dell’operatore – parlando dello Shiatsu.
Ma non solo nello Shiatsu… anche nella vita quotidiana siamo abituati – si può dire – a non sentire i “vocali” che il nostro corpo/mente continua ininterrottamente, e con grande amore, ad inviarci.
E’ come se ogni giorno, per usare un linguaggio odierno, ci arrivasse un Whatsapp, un Instagram o un Tiktok dalla nostra struttura corpo che chiede di essere letta e vista.
Ci vuole tempo per aprire tutte le notifiche che arrivano e non sempre riusciamo a farlo.

Inoltre, aspetto molto importante da considerare, abbiamo perso l’abitudine ad ascoltarci ed ascoltare.
Infatti, prima di poter ascoltare un altro essere, serve ascoltare/percepire/contattare noi stessi.
La bellezza dell’ascolto interiore insegna e collega tutto il nostro mondo interno con il mondo esterno e tramite la parola possiamo comunicare come stiamo, cosa proviamo, cosa desideriamo, cosa sentiamo.
In questo periodo storico sono molto validi alcuni strumenti e tantissime tecniche ed arti, come – cito un valido e potente esempio – la meditazione, per migliorare la percezione di noi stessi, l’ascolto, il sentire, il percepire quello che c’è, quello che sta avvenendo.
La capacità di “stare a sentire” noi stessi ci dà l’occasione di svelare le possibilità di “stare a sentire” l’esterno, cioè l’altro.
Com’è possibile che per ascoltare l’altro devo fare tutto un lavoro di ascolto di me? Perché mai?
Ritorno al concetto brevemente esposto all’inizio: ascoltare implica concentrare l’attenzione sulla persona.
Una persona ed un’altra persona: siamo in una relazione dove, come solitamente accade – e vi invito a fare una semplice analisi, verificando che si è sempre in relazione con qualcuno o qualcosa – una persona agisce/fa e un’altra riceve/accoglie.
Nell’accoppiata persona “parlante”/“ascoltante” le funzioni cognitive utilizzate sono la capacità di parlare e la capacità di ascoltare. Entrambi effettuano un’azione, chi nella modalità verso l’esterno e quindi fattiva (parlare) chi in quella interna e ricettiva (ascoltare).
C’è chi si trova nella posizione più attiva e dinamica, cioè utilizza la capacità di esprimersi verbalmente, e chi in quella più inattiva e apparentemente ferma, ovvero il trovarsi nella situazione di ricevere quel che arriva dalla persona verbalizzante.
E’ necessario saper accogliere con gli strumenti ben accordati, per ascoltare quello che viene detto.
Più si riesce ad essere presenti, accoglienti, non giudicanti e predisposti all’ascolto, più la comunicazione verbale, nutrita da tutti gli altri sensi che contemporaneamente sono attivi in noi, viene profondamente recepita ed avviene la connessione: io e te siamo in comunicazione e viene colto ogni aspetto del messaggio.

Tutto estremamente semplice e contemporaneamente complicato… già, com’è l’essere umano, creatura dalle possibilità immense ancora in gran parte da scoprire.

Arianna

Foto di Priscilla Du Preez

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