Disagio da pandemia, le risorse

Disagio da pandemia, le risorse

12 Novembre 2020 Blog 0

COME AFFRONTARE IL DISAGIO PSICOLOGICO PROVOCATO DALL’EMERGENZA.

È sotto gli occhi di tutti noi: la pandemia da Covid-19 che ci ha colpito a livello mondiale sta cambiando le nostre vite.
Siamo inevitabilmente sottoposti ad uno stress elevato e prolungato, tanto che sta diventando una costante alla quale però è piuttosto difficile abituarsi. Certamente il COVID-19 è una emergenza globale di proporzioni mai sperimentate in precedenza. E allora quali possono essere i danni per la nostra salute mentale?

Un dato su tutti, che emerge prepotente e preoccupante, riguarda il consumo di farmaci antidepressivi e/o ansiolitici: si stima che nel mondo la richiesta di prescrizioni di tali farmaci erogati in regime di assistenza convenzionata sia aumentata di circa 1 milione di confezioni.
Indubbiamente, lo stato di emergenza nel quale ci troviamo produce una serie di disturbi di natura psicologica e una condizione di disagio profondo dovuto all’incertezza del futuro, alla difficoltà del vivere quotidiano, alla conseguente crisi lavorativa ed economica, all’aumentata esposizione a situazioni di malattia o morte di chi ci sta vicino.
Si è osservato che tale disagio psicologico vissuto dalla popolazione presenta una sorta di andamento ciclico, nell’arco di circa un anno, abbastanza prevedibile e con manifestazioni comportamentali problematiche. Tra i problemi comportamentali possiamo citare, oltre agli alti livelli di stress, anche l’aumento nell’abuso di sostanze, episodi di violenza domestica, sindromi ansioso-depressive, tentativi di suicidio.
In un interessante studio della SAMHSA (Substance Abuse and Mental Health Services Administration) viene teorizzato ed analizzato l’andamento del vissuto emergenziale da un punto di vista psico-sociale, rappresentato in 6 fasi caratteristiche:
1- La fase della paura e dell’incertezza, ovvero la fisiologica reazione iniziale di fronte ad una minaccia improvvisa alla quale non siamo preparati. Il livello di paura e senso di insicurezza variano da persona a persona e anche in base alle circostanze esterne (essere soli, poter contare su aiuti esterni);
2- La fase dell’impatto, ovvero quando iniziamo a renderci conto di ciò che è accaduto e allora proviamo emozioni di stupore, incredulità, confusione e panico (shock). È il momento in cui emerge in noi l’istinto di sopravvivenza, la spinta a “rimanere vivi”, a resistere, e il nostro principale obiettivo è quello di proteggere la famiglia e i nostri cari;
3- La fase dell’eroe: sullo slancio della fase precedente, ci sentiamo forti e proattivi, confidiamo nell’unire le forze e nel mettere in atto piani e strategie per aiutare gli altri. È il momento del massimo impegno e sacrificio delle persone di fronte ad un pericolo di enorme portata;
4- La fase della “luna di miele”, ovvero quando si fa strada dentro di noi la convinzione (speranza) che le cose torneranno alla normalità, e ci sentiamo pervasi da un senso di ottimismo e di fiducia nel futuro e negli altri. Almeno fino a che non si passa alla fase successiva;
5- La fase della disillusione arriva se le nostre aspettative non vengono soddisfatte, magari perché la pandemia dura più a lungo del previsto o più di quanto riusciamo a sopportare, o perché nel “fare l’eroe” e combattere l’emergenza accumuliamo tanta stanchezza e frustrazione da sentirci arrabbiati ed esasperati. Questa può essere una delle fasi più lunghe, e la sua durata è strettamente legata alla presenza di altri eventi, come ad esempio un nuovo picco di contagi da COVID-19. Ovviamente la percezione di gravità di questa fase è aumentata nel caso di una disponibilità insufficiente da parte dei servizi sanitari, o da un generale rallentamento nella capacità di fornire risposte alla cittadinanza. Il peso emotivo di una ricaduta, la delusione e la perdita di fiducia nelle capacità sia proprie che del sistema sanitario, generano sentimenti di disperazione e profonda sofferenza che si esprimono in un picco dei problemi comportamentali sopra descritti;
6- La fase della ricostruzione, infine, è il momento del recupero dopo aver raggiunto il punto più basso: il dolore che abbiamo vissuto è ancora presente ma è superata la fase acuta e siamo in grado di guardare realisticamente al futuro, riassaporando la sensazione di normalità.

Sono ancora relativamente poche le conoscenze sul Covid-19 e questo stato di generale incertezza, che sostiene le nostre preoccupazioni, potrebbe persistere anche dopo la produzione di un vaccino. Così come potremo dover fronteggiare altri periodi di lockdown, limitazioni di vario tipo e regolamentazioni restrittive che impattano pesantemente sulla qualità delle nostre vite e causano un moltiplicarsi di problemi psicologici ad ampio spettro, a livello sia individuale che di comunità.

Ecco perché abbiamo bisogno di interventi e professionisti che ci forniscano gli strumenti di resilienza.
La resilienza psicologica è la capacità di affrontare le difficoltà della vita senza scoraggiarsi troppo e di perseguire i propri obiettivi nonostante gli errori e i fallimenti, riorganizzando in maniera positiva la propria vita dopo aver subito eventi particolarmente difficili o estremi. È la capacità umana di adattarsi in modo positivo ad una condizione che invece è negativa o addirittura traumatica, un evento stressante che suscita sentimenti negativi e fa soffrire, ritornando a come stavamo prima ma rinforzati e trasformati.

La resilienza è una capacità che si costruisce e si perfeziona lungo tutto l’arco della vita. Abbiamo bisogno di strategie di intervento, professionisti della salute, luoghi di cura e punti di riferimento in grado di guidarci nel difficile e tortuoso percorso verso la fase della ricostruzione.
Abbiamo bisogno di uno spazio di cura, un luogo dove trovare l’aiuto competente per diventare capaci di gestire i vuoti emotivi e fisici creati (o ingigantiti) da questa pandemia, capaci di tollerare le assenze, le mancanze, i silenzi e le distanze.

In questo senso è fondamentale avere la possibilità di ricevere ascolto e contenimento, soprattutto nel momento acuto della sofferenza, ma avere anche la possibilità di ricevere indicazioni sulla gestione emotiva della situazione nel medio-lungo termine intervenendo sulla vulnerabilità, sull’allarme, sull’ansia, sugli incubi notturni o i ricordi dolorosi, e creare uno spazio psichico e di relazione per contrastare l’isolamento e il disagio.
È così che siamo in grado di riprenderci dalle sfide e dagli ostacoli della vita.

Dr.ssa Tania Brotto, Psicologa Psicoterapeuta

 

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