Zuccheri e demenza precoce

Qualche decennio fa dicevano che lo zucchero fosse l’unico carburante per il cervello, ma peccato che sia solo la metà della verità.

L’altro carburante eccezionale sono i chetoni.

Ma vediamo cosa sta succedendo con le demenze a livello internazionale ed i trend specifici.

Nei bambini fino ai 10 anni l’assunzione di zuccheri non rappresenta un gran problema, anche se in ogni caso vengono somministrati troppo spesso e sotto varie forme anche non visibili.

Ma il guaio avviene negli adolescenti: dai 10 ai 20 anni, continuando un’alimentazione basata su un enorme introito di carboidrati, zuccheri e prodotti industrializzati ormai presenti anche nei supermercati biologici (vedi yogurt di frutta, succhi di frutta, merendine, biscotti, fiocchi per la colazione, pizzette, pane bianco in cassetta, panini e altri alimenti nei sacchetti già pronti, soft drinks, bibite gassate con o senza zucchero, te freddi, birre analcoliche, gelati confezionati, cibi cosiddetti light, e la lista potrebbe continuare) si preparano ad una demenza precoce già intorno ai 40 anni e non solo… Quello che si rischia ad ogni età è l’obesità, la resistenza insulinica, il fegato grasso, l’infiammazione non resolving, che libera macrofagi contribuendo fortemente all’infiammazione stessa, come un gatto che si morde la coda.

Per demenza si intende l’incapacità di utilizzare le parti distali del cervello, soprattutto quelle della corteccia prefrontale sinistra, dove si trovano le aree di Broca (deputata alla pianificazione del movimento e sintassi della parola) e di Wernike (che decodifica il significato del linguaggio udito e scritto), e lavorano insieme al Fascicolo Arcuato (sostanza bianca di fibre nervose che collega le due aree).

Con la scorretta alimentazione a tutte le età la conoscenza e la memoria dichiarativa, cioè il linguaggio e la progettazione del futuro, si spengono, e quindi non si ricordano più tante cose, tanti eventi e tante parole.

L’insorgenza della demenza avviene dai 20 ai 30 anni prima della malattia conclamata, ed il trend per il 2050 vede un aumento vertiginoso corrispondente ad almeno 4 volte più di quello odierno.

Quindi i ragazzi devono mangiare più verdure e meno frutta, e soprattutto meno junk food e zuccheri o fruttosio e così saranno anche più attenti e più bravi a scuola.

  • Dopo i 30 anni il cervello inizia a non saper come utilizzare gli zuccheri,
  • Dopo i 50 anni non sa proprio che farsene e preferisce i chetoni, il cui precursore è il D-Beta idrossi butirrato che serve anche all’intestino (vedi asse intestino-cervello).

Gli alimenti che contengono maggiore D-Beta idrossi butirrato sono:

  • Chetoni esogeni
  • Olio MCT CD-8
  • Polpa fresca di cocco
  • Formaggi di capra e pecora
  • Carni pesci e uova

Se seguite una dieta chetogenica, i corpi chetonici in circolo fanno fare al cervello un fondamentale cambiamento metabolico. Questo cambiamento potenzia significativamente l’espressione dei trasportatori di monocarbossilati, che fungono da principali vie di accesso per i chetoni attraverso la barriera ematoencefalica.

Si tratta di un’ulteriore dimostrazione di come la nostra fisiologia sia stata plasmata dall’evoluzione intorno ai chetoni.

Grazie a questo adattamento cellulare, l’assorbimento dei chetoni aumenta notevolmente – anche oltre il 300% – in particolare all’interno dei tratti di materia bianca del cervello ed ha una funzione strutturale fondamentale.

La materia bianca è costituita in gran parte da assoni mielinizzati, e la mielina – la guaina lipidica protettiva che avvolge le fibre nervose – richiede un dispendio energetico incredibile per essere prodotta e mantenuta.

Gli oligodendrociti, le cellule responsabili della produzione della mielina, utilizzano prontamente questi chetoni non solo come fonte alternativa di energia per generare ATP, ma anche come precursori lipidici diretti per la sintesi stessa della mielina.

I chetoni dunque proteggono efficacemente dalla degenerazione percorsi vulnerabili e sensibili all’invecchiamento come il fornice. Il fornice è un importante fascio di materia bianca fondamentale per la regolazione della memoria e le emozioni ai ricordi, e il suo degrado è un segno distintivo del declino cognitivo.

Siccome l’assorbimento localizzato dei chetoni alimenta direttamente queste cellule produttrici di mielina, emerge una chiara e diretta correlazione: le regioni con un maggiore assorbimento di chetoni mostrano una netta conservazione della densità della mielina.

Togliete pane, pasta e frutta ai vostri genitori, e se hanno già segni di demenza o calo delle facoltà cognitive, magari dategli in aggiunta anche dei chetoni esogeni, meglio ancora in questo caso con del nicotinamide riboside, una forma della vitamina B3 che è uno dei precursori più efficaci del NAD+ per attivare i mitocondri, le sirtuine, e proteggere i tessuti dallo stress ossidativo e dall’invecchiamento precoce, supportando la funzione metabolica e il senso di stanchezza e affaticamento.

da recentissimi appunti vari di lezione

Foto di Hudson Graves su Unsplash

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