La fretta: una riflessione

Sono rimasta fortemente colpita dalla foto sopra questo scritto: un giovane chinato a terra mentre crea un
dipinto a terra, ed intorno, un continuo correre di persone. Mi sono soffermata sul giovane:
completamente immerso nella sua opera, che, nella sua finta immobilità, stava creando. Tutt’intorno masse
di persone senza direzione, persone sfumate che corrono e la loro presenza non viene fissata.
Chi sta “facendo” qualcosa? Il giovane uomo fermo e stabile o le persone in corsa?
Da questa immagine posso pormi un’altra domanda: com’è l’essere umano mentre corre?
Non appare. E’ semplicemente un qualcosa di vagante senza definizione.
Quand’è che si corre?
A parte la corsa in attività sportiva, l’uomo corre ovvero scappa quando ha paura, quando deve trovare
velocemente un riparo o un altro luogo perché dov’è c’è pericolo. Se corri non vedi intorno a te, non
osservi, tutto scorre come in un film senza esserne il protagonista.
Siamo abituati a pensare – pensare già, la nostra mente – che correndo, continuando “a fare e fare” si è in
vita, creando la vita e le possibilità, il lavoro e le cose.
Eppure osservando con attenzione non sono convinta di tale affermazione.
La Vita non la creiamo noi, c’è e noi ne facciamo parte, siamo nello scorrere mentre avviene.
Cominciando dall’essere in questo mondo: una nuova creatura che nasce.
Sono necessari nove mesi perché dall’unione delle due cellule ovulo e spermatozoo nasca un bambino. In
tal periodo avvengono immense trasformazioni, la crescita è lenta e progressiva. Nel mondo manifesto,
cioè dove noi viviamo, nel mondo Terra, non è visibile cosa sta avvenendo all’interno della pancia, ovvero
mondo non manifesto.
Mi piace paragonare il giovane ragazzo che dipinge, lentamente, accovacciato a terra, come ad un luogo di
creazione che arriverà a completo compimento e manifestazione, cioè sarà visibile il dipinto nella sua
interezza.
A volte ci dimentichiamo di tutto ciò che non è visibile, abituati a vivere nel palesato, nel manifesto, nella
forma e nella concretezza, quello che c’è.
In Medicina Tradizionale Cinese compare in tutti i testi antichi nonché nelle discipline basate su di loro,
come lo Shiatsu, il concetto di dualità, sempre presente assieme al continuo tentativo di mantenere in
equilibro le forze, non lasciando mai prevalere una o l’altra.
Banalmente l’uomo non può essere attivo se non ha riposato le membra, non può esserci la luce se non
anche il buio, non può correre se non è stato fermo (e ha riacquistato energia).
E’ nello stare, nella stasi, nel fermarsi (detto stato Yin) che accumulo, rigenero, preparo la fase successiva
(l’andare verso lo stato Yang) ossia il fare, il muoversi, il nascere e creare.

Ritornando alla pancia della mamma: lì, all’interno, siamo nello yin che piano piano diminuisce per iniziare
ad andare verso lo yang, verso il manifestarsi, la pancia cresce – la vediamo che aumenta e sappiamo che il
bimbo è all’interno, ma siamo ancora nello yin – per poi arrivare alla completa manifestazione: la nascita
del piccolo.
Prima della manifestazione c’è l’apparente nulla che ha bisogno di tempo e stasi.

Altrimenti la creazione non avviene.
E’ dallo stare, focalizzati e presenti nella raccolta, che nasce la creazione, la produzione, la realizzazione in
tutti i campi.
La fretta, possiamo anche dire la velocità, non permette il corretto crescere e di conseguenza il corretto
vivere e manifestarsi.
In questo tempo in cui tutto è veloce stiamo rischiando di allontanarci sempre di più dai nostri bisogni
cominciando dai fondamentali (le semplici funzioni biologiche) rincorrendo – appunto – le famose chimere,
vale a dire le illusioni, invece di stare e vivere il magnifico e ricco presente.
Una tecnica in cui abbiamo la possibilità di stare, ascoltarci, percepire il nostro corpo, le nostre sensazioni e
tutte le trasformazioni che in noi avvengono, è lo Shiatsu.
Ricevere trattamenti shiatsu permette il ricollegamento a se stessi, il percepire la calma e lo stare,
conoscendo, anzi ri-conoscendo, parti di noi assopite e desiderose di essere ascoltate.
I nostri bisogni ricompaiono, come la calma e l’energia per poter organizzare in modo lucido e consapevole,
le nostre giornate.
Possiamo riconoscere, inoltre, le nostre disarmonie energetiche, nel gergo dello shiatzuka, il nostro “star
male”.
Lo stato di mal stare (o mal – essere) se non ascoltato e riconosciuto, procede nella direzione del
peggioramento fino a creare la malattia.
La Medicina Integrata si propone di ascoltare e riconoscere la complessità dell’uomo ponendolo al centro,
spostando l’attenzione innanzitutto non sulla malattia e focalizzandosi sulla Salutogenesi, cioè sulla ricerca
dei fattori che promuovono la Salute.
Lo Shiatsu, credo ormai sia sempre più chiaro, si occupa dell’Uomo e si prende Cura dell’uomo, è pertanto
nel campo della Salutogenesi.

Arianna Cioverchia
Insegnante 1° 2° anno sede I.R.T.E. Udine
Professione disciplinata dalla L.4/2013
Cellulare-WhatsApp 328/00.38.069
Mail: ariannacioverchia@shiatsuirte.it

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