Melanina

Ne abbiamo già parlato in un articolo precedente in questo blog.

La melanina è molto più di un semplice filtro solare per la pelle. È un polimero biologico straordinario con proprietà fisiche uniche.

Si trova in tutto il corpo, non solo nella pelle, ad esempio è nell’epitelio pigmentato della retina, dove protegge l’occhio dallo stress ossidativo e assorbe la luce diffusa per migliorare la qualità della vista.

E’ anche nell’orecchio interno, dove contribuisce al mantenimento dell’equilibrio ionico necessario per l’udito.

E addirittura nel cuore e in profonde strutture cerebrali, come il locus coeruleus e la substantia nigra (la cui degenerazione è legata al morbo di Parkinson), sotto forma di neuromelanina.

La melanina ha una struttura a elettroni delocalizzati che le permette di assorbire uno spettro estremamente ampio di radiazioni elettromagnetiche, specialmente la luce UV e visibile, dissipando questa energia sotto forma di calore innocuo per proteggere il DNA.

Inoltre si comporta come una spugna biochimica in grado di chelare i metalli pesanti e regolare l’omeostasi di minerali come il ferro e il rame, proteggendo le cellule dalla tossicità.

C’è anche un’interessante teoria, promossa principalmente dal ricercatore messicano Arturo Solís Herrera, secondo la quale la melanina potrebbe scindere le molecole d’acqua in elettroni, idrogeno e ossigeno simulando la fotosintesi clorofilliana. Secondo la biologia ortodossa, gli esseri umani non compiono la fotolisi dell’acqua per generare energia chimica o respiratoria, la nostra produzione di elettroni e il potenziale REDOX dipendono strettamente dal metabolismo mitocondriale e dagli alimenti che consumiamo.

In ogni caso, la melanina gioca un ruolo indiretto nel segnalamento retinico e nella protezione mitocondriale, agendo come un potente antiossidante che neutralizza i radicali liberi che altrimenti danneggerebbero la catena di trasporto degli elettroni.

Il legame con la via della leptina-melanocortina è poi di cruciale importanza. La pro-oppiomelanocortina (POMC) è un precursore proteico prodotto dall’ipofisi e dall’ipotalamo che viene scisso in diversi ormoni.

Tra questi ci sono gli ormoni stimolanti i melanociti (MSH), che regolano la pigmentazione, e l’ACTH, che regola lo stress. Questa complessa rete neuroendocrina collega direttamente la percezione della luce, i ritmi circadiani, la regolazione dell’appetito e il bilancio energetico. Quando la luce colpisce gli occhi e la pelle, influenza la produzione di questi neuropeptidi agendo anche a livello cerebrale, riducendo l’appetito e regolando il metabolismo energetico insieme alla leptina. Dalla stessa matrice nascono le beta-endorfine, il che spiega perché l’esposizione al sole migliori l’umore e induca un senso di benessere.

E quindi, cosa succede se blocchiamo la luce UV, ad esempio stando tutto il giorno sotto luci a LED, coprendoci con vestiti e creme solari quando all’esterno, occhiali da sole e cappelli?

Appare evidente come queste cose privino il corpo di uno stimolo evolutivo fondamentale che non rispecchia la salute e la longevità.

Oltre alla produzione di vitamina D, l’esposizione alla luce solare stimola il rilascio di ossido nitrico nel flusso sanguigno, un potente vasodilatatore che abbassa la pressione arteriosa e migliora la salute cardiovascolare.

La luce solare influenza anche la sintesi di neurotrasmettitori come la serotonina e stimola la produzione di endorfine cutanee, spiegando perché la privazione di luce possa influire negativamente sull’umore, fino a causare vari disturbi sul piano psichico.

Foto di Adrian Swancar su Unsplash

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