Il dolore, uno strumento evolutivo

Per dare seguito alla conferenza del 22 aprile, facciamo un piccolo excursus introduttivo al nostro tema:

Tutti conosciamo il simbolo del Tao.

Lo YANG è luce, movimento, il giorno, lo slancio vitale manifesto, l’estate, il tripudio, il maschile, la testa, il pensiero, la razionalizzazione
il suo organo è il cuore, l’imperatore, colui che è in costante comunicazione con il cielo, dal quale riceve le informazioni, in particolare  le indicazioni riguardo il  nostro mandato celeste per poi comunicarlo a tutti gli altri distretti (organi e visceri) del nostro organismo in modo che possa condurci  agire in allineamento con il nostro compito di vita

Lo YIN è il buio, la notte, l’inverno, l’inconscio, la materia, il femminile, il corpo, la sensibilità, il SN parasimpatico, la lentezza, il non definito, il latente, il nascosto, l’in-forme (nel senso che deve ancora prendere forma), l’oscuro, il non conosciuto, il non definito e dunque il nuovo in divenire, il lato ombra.  È denso, statico mentre lo Yang è palesemente dinamico per sua intrinseca natura. Lo YIN è lo STARE, il famoso “stare con quello che c’è”, non reagire, non mettere in moto un’azione (di difesa o di attacco o di mimetizzazione).

La salute consiste nell’armonica dinamica fra queste due energie che hanno dunque pari valore e sono ugualmente essenziali al mantenimento della vita

Quest’asse fra estremo Yang ed estremo Yin, che è poi l’asse ACQUA – FUOCO viene chiamata in medicina cinese l’ASSE del VITA.

Fondamentale al punto che se il suo equilibrio viene messo alla prova la vita stessa è a rischio.

Ed è cosi, smantellando quest’armonia, che stiamo mettendo a repentaglio la sopravvivenza stessa della nostra specie. Dobbiamo infatti ricordare che il Tao rappresenta, si, l’essere umano in tutte le sue espressioni, ma anche il pianeta terra e tutto l’universo (il microcosmo e il macrocosmo in tutte le sue manifestazioni). Ricordiamo qui che in medicina cinese lo Yang sradicato nelle sue manifestazioni estreme porta alla follia e non so trovare migliore definizione di ciò di cui siamo testimoni in questo momento storico.

Il problema è che c’è un fortissimo bias cognitivo a favore del Yang. Si dice che una persona è dinamica, solare, attiva, propositiva.

Non si complimenta mai una persona per essere statica, lunare, passiva  

Abbiamo sviluppato a dismisura il culto dello Yang e completamente perso il culto dello Yin (che nella simbologia taoista rappresenta la madre terra). Abbiamo appena il prezzo che stiamo pagando a livello di specie per questo madornale errore.

Non so se questo bias appartenga al mondo animale (anche se osservando i gatti non direi) o se è prettamente umano e derivi da una certa impostazione culturale. Quello che credo e che si sia molto intensificato e radicalizzato dalla rivoluzione industriale in poi. Ma non è questo il nostro tema

Cosa c’entra tutto ciò con il dolore?

Partiamo dal presupposto che il dolore è la reazione, per lo più sana, dell’organismo nei confronti di qualche forma di invasione o lesione.

Per spiegare, semplificando, la sua dinamica possiamo dire che si verificano delle emergenze (YANG) ad opera di patogeni esterni o interni che danno origine al dolore

  • Traumi fisici
  • Traumi psichici
  • Infezioni
  • Infiammazioni
  • Intossicazioni

Le risposte organiche a questi eventi sono di molti generi ed includono contrazioni, tensioni, ipertono, infiammazioni, bruciori, prurito, ecc.

L’organismo è dotato di tutti gli strumenti necessari per farvi fronte ma se questi eventi vengono reiterati e protratti nel tempo la problematica si cronicizza

La macchina si inceppa, il carico allostatico diventa troppo pesante e il corpo non riesce a smaltirlo. Questo capita molto spesso quando non permettiamo al dolore di fare il suo lavoro, non lo lasciamo fluire. Ciò è molto coerente con la visione Buddista che dice che la sofferenza è generata dalla nostra reazione al dolore (la famosa “seconda freccia”).

Quando avviene questo processo di cronicizzazione, generalmente si genera nell’organismo una stanchezza molto forte, un senso di stallo, di assenza di progettualità, perfino delle forme di depressione. Di fronte cioè ad una cronicità e dunque ad un eccesso di YANG il corpo naturalmente si muove verso lo YIN. Ci dice stacci dentro, riposa, ricarica quell’energia rigenerativa, non di azione ma di contemplazione.

Il dolore cronico è come un polipo che dorme appiattito sul fondo del nostro inconscio, coperto da strati di pensiero, difese, distrazioni, giustificazioni, corazze, limitazioni che ci autoimponiamo o ci vengono imposte dall’esterno. Per liberarlo è necessario dargli vita. Entrare dunque in contatto con il nostro dolore sepolto nel profondo (Yin) è il primo fondamentale passo per prendercene cura.

Noi invece cosa facciamo, pompiamo lo Yang (ricostituenti, caffe, magnesio potassio).
Leggiamo la stanchezza, lo sfinimento, la depressione come fenomeni patologici. E così facendo consumiamo e sfiniamo sempre più lo Yin.

In questo frangente è veramente fondamentale capire che se lo YIN è sufficientemente forte, sano e nutrito, lo Yang non prevale e non si genera lo squilibrio alla base del dolore cronico. Ci sarà sicuramente un dolore acuto (fisiologico e sano) ma non degenererà nel diabolico meccanismo di cronicizzazione.

Per dare qualche indicazione “pratica” possiamo dire che a seconda del tipo di cronicizzazione e delle sue cause, ci sono molti approcci terapeutici che possiamo intraprendere per farvi fronte.

Esiste un’enorme mole di studi e di letteratura su come cercare di riportare in equilibrio questi circuiti, ma è mia convinzione che quale che sia la strategia adottata la strada passi attraverso la nutrizione e fortificazione dello YIN

Approcci terapeutici

  1. Lo YIN è STARE senza reagire, stare e basta.
    Per far fronte, approcciarci, capire, integrare e eventualmente dissolvere il dolore cronico è dunque necessario starci, senza reagire.
    Dobbiamo dunque porci una domanda: che spazio do alla dimensione dello Yin, al suo nutrimento, nella mia vita? Come lo celebro? In quale sua manifestazione? 

(per fare questo ci può essere utile ricordare le varie sfaccettature dello Yin: il corpo, la sensibilità, la sensazione fisica, il non definito, il latente, il nascosto, l’in-forme (nel senso che deve ancora prendere forma), l’oscuro, il non conosciuto, il non verbale, il non definito..)

  • La seconda strategia è la DETOSSIFICAZIONE. Abbiamo visto che lo YIN è denso, è materia è laddove si addensa ciò che non fluisce, laddove vengono inglobate le tossine fisiche e psichiche.  Le somatizzazioni in termini di tensioni, contrazioni, ipertono generate da traumi si manifestano in termini di solidificazione.  In altre parole lo YIN si condensa, per far fronte e proteggere l’organismo dall’aggressione o dall’evento patogeno. Questa è una reazione fisiologica se dura per un periodo breve di tempo, si trasforma in patologica se cronicizzata.
    Diventa fondamentale dunque pulire, lavare via i detriti, liberare e fluidificare i blocchi solidificati.

Ci sono molti modi per farlo (che cambiano a seconda della costituzione e del livello di intossicazione della persona)
I principali che vengono alla mente sono
1. Respiro, 2. Attività fisica, 3. Rimedi naturali di varia origine.

  • Esistono poi molti rimedi e pratiche corporee specifiche per NUTRIRE lo YIN a supporto di quanto detto fin qui. E questi saranno da approfondire nel lavoro individuale perché dipendono molto dalla costituzione della persona e dalla sua sintomatologia
    Questo punto converge spesso  con il primo,
    Alcune pratiche fondamentali a questo scopo solo: lo Shiatsu, la meditazione, la respirazione
    Esistono anche qui molti rimedi che ci supportano nel nostro intento di nutrire lo Yin, quali certi  oligoelementi, alcuni macerati glicerinati specifici, i Funghi medicinali cinesi, certi Sali di schluesser, e non ultima l’Alimentazione.

  • Per quanto riguarda invece le “solidificazioni psico-fisiche” che avvengono a seguito di traumi emozionali, troviamo molte informazioni nelle più recenti scoperte scientifiche che sono riuscite ad identificare le aree del cervello, i neurotrasmettitori e le cellule bersaglio implicate nel sovvertimento delle informazioni corporee e sensoriali, e il loro ripristino. Si dice spesso che le aree lese in seguito ad un trauma vengono “in-cistate” per contenere il danno emozionale. I traumi vengono dunque in qualche modo “incapsulati” nell’inconscio (più o meno profondo a seconda di quanto antico è il trauma nella storia della persona).

  • È molto interessante ricordare a questo proposito che la medicina cinese dice che il trauma “consuma lo Yin” che per l’appunto viene usato come materiale protettivo ma così facendo ingloba energia che rimane meno disponibile per le altre sue funzioni.

Nell’ultimo secolo la ricerca ha sviluppato diverse tecniche atte proprio a sciogliere questa solidificazione dei traumi, e a liberare lo slancio vitale soffocato. 

Cos’è la cura dunque?

La cura è un’azione del Cuore, allineato con i dettami del cielo, ma cosi come solo un albero con radici profonde potrà crescere e vivere sano, cosi solo un Cuore (Yang) profondamente radicato nell’acqua (Yin) potrà portare a compimento il proprio mandato celeste e sarà in grado di portare in atto azioni di cura per sé e per gli altri.

Alessandra Bettari, naturopata e operatrice Shiatsu

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