Latte materno

Gli studi dell’antropologa Katie Hinde hanno trasformato la percezione scientifica del latte materno da semplice alimento a sistema di comunicazione biologica.

La sua ricerca sulle scimmie ha dimostrato come la composizione del latte vari in base al sesso del nascituro, attraverso un fenomeno noto come investimento parentale differenziato.

Nello specifico, le madri di maschi producono latte con un contenuto energetico più elevato, per sostenere una crescita fisica rapida, mentre per le femmine il latte è meno calorico ma prodotto in quantità maggiori, favorendo uno sviluppo comportamentale e sociale più precoce.

Il concetto di latte come informazione trova riscontro nella presenza di ormoni come il cortisolo, che oltre a regolare il metabolismo, agiscono come segnali chimici che “istruiscono” il neonato sul tipo di ambiente in cui sta crescendo, influenzando il suo temperamento e la gestione dello stress.

Un altro pilastro della sua ricerca riguarda la comunicazione bidirezionale durante l’allattamento: quando un neonato è malato, i patogeni presenti nella sua saliva vengono assorbiti dal capezzolo materno innescando una risposta immunitaria nella madre, che risponde producendo globuli bianchi e anticorpi specifici che tornano al bambino tramite la poppata successiva.

Il meccanismo attraverso il quale il corpo materno “legge” le esigenze del neonato è un processo biologico affascinante noto come retroazione retrograda dei fluidi del condotto lattifero.

Quando un neonato si attacca al seno, si crea una pressione negativa che non solo permette l’uscita del latte, ma causa anche un riflusso di una piccola quantità di saliva del bambino all’interno dei dotti galattofori della madre. Questa saliva agisce come un vero e proprio “campione diagnostico” contenente batteri e segnali chimici provenienti dal sistema immunitario del piccolo.

Una volta che la saliva penetra nei dotti mammari, i recettori del sistema immunitario della madre analizzano i patogeni presenti. Se il bambino sta combattendo un’infezione, la ghiandola mammaria invia segnali biochimici che attivano una risposta immunitaria locale e sistemica nel corpo materno.

In un tempo sorprendentemente breve, la composizione del latte cambia drasticamente: aumenta la concentrazione di leucociti, i globuli bianchi, e di immunoglobuline specifiche per l’infezione del neonato.

Oltre alla risposta immunitaria, la ricerca suggerisce che questo scambio possa regolare anche i ritmi circadiani. Il latte prodotto di sera, per esempio, contiene livelli più alti di melatonina e altri nucleotidi che aiutano il bambino a dormire, “informando” il suo sistema nervoso che è notte.

Non avviene se viene fornito con biberon, anche se estratto dalla stessa madre, in quanto è proprio la suzione del capezzolo che invia tutta la cascata degli ormoni regolatori.

Oggi il lavoro della ricercatrice è considerato fondamentale per comprendere come la biologia evolutiva possa spiegare la complessità dello sviluppo neonatale umano ed animale.

A cura di Marco Dabizzi, nutrizionista

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