La biologia della luce

TRADUZIONE DI “LA BOLOGIE DE LA LUMIERE”, DI ALEX VICO, in “La Vie Naturelle”, luglio-agosto, n°52.

UN BIOFISICO TEDESCO, F.A.POPP, RIVELA DEGLI ORIZZONTI LUMINOSI PER LE SCIENZE DEL VIVENTE E DELLA MEDICINA.

Le nostre cellule, che si comportano come degli emettitori-recettori a laser, comunicano tra di esse attraverso quanti di fotoni.

In principio era il verbo…. E la Luce fu. Così si può riassumere il primo giorno della Genesi nel modo in cui si presenta in numerose tradizioni religiose. La luce originale, cavalcando il soffio vibratorio del Verbo, si è diffusa attraverso le tenebre dando nascita alla materia e dilatandone l’universo. Secondo la Cabala, l’irradiamento della luce, a partire dal punto primordiale, genera l’estensione, ovvero anche il tempo. E quello che immette la vita nella materia uscita dal confronto fra il Fuoco e l’Acqua, è la vibrazione elettromagnetica, allo stesso tempo memoria di forma ed energia vitale. Il Fuoco della luce entrando in risonanza con l’Acqua della memoria, genera le forme nelle costrizioni fisiche dello spazio-tempo. Luce del Fuoco e Memoria dell’Acqua sarebbero quindi, come affermavano i filosofi dell’antichità, le due forze fondamentale della vita. Se avessero saputo che nel 90% dell’acqua delle nostre cellule oscillano e risuonano delle onde luminose che presiedono alla comunicazione intercellulare, non avrebbero descritto diversamente la genesi del vivente

LA LUCE, BASE DI TUTTI I PROCESSI VITALI

Numerosi lavori hanno portato all’interessante sintesi del Prof. Popp (insignito del premio Roentgen e direttore di un gruppo di biofisici dell’Università di Kaiserlautern), da Young a K.H.Li, passando per Einstein, Plank, Bohr, Bohm, etc…. Ma occorreva ancora operare questa sintesi e, a tal fine, effettuare tutti i lavori complementari che si imponevano. Non si annuncia una teoria generale della luce del vivente senza mettersi in cerca, nella materia e nell’energia, delle chiavi scientifiche che permettono di armonizzare i risultati della biologia e della fisica in un insieme coerente.

“Qualsiasi ricercatore che voglia afferrare “la vita” nella sua essenza – fa notare il prof. Popp – è prima o poi messo di fronte ad una questione fondamentale, che consiste nel domandarsi quali sono, fra le leggi fisiche conosciute, quelle che si applicano unicamente o in modo ottimale ai sistemi biologici, cioè quelle che, alla fine, permettono di differenziare nella molteplicità quasi infinita di strutture quelle che meritano l’appellativo di essere viventi”. E sembrerebbe che queste leggi fisiche che permettono di spiegare l’ordine del vivente in seno al caos termico dell’universo siano le leggi quantiche della luce.

“La luce – spiega il prof. Nagl di Kaiserslautern – la luce del sole è fondamentale per ogni forma di vita sulla terra. La luce, fonte di energia primordiale, è utilizzata dagli esseri viventi nell’elaborazione di elementi nutritivi ad alto valore energetico, nei processi relativi alla mobilità, etc… Ma la luce gioca allo stesso modo un ruolo centrale nei processi molecolari invisibili. Eccita le molecole modificando il loro livello energetico e rende così possibile un gran numero di reazioni biochimiche importanti.

“Oggi – prosegue – il fatto di tener conto degli aspetti fisici nei processi biologici permette di comprendere in modo semplice un gran numero di fenomeni complicati a priori. Un altro vantaggio risiede in un’interpretazione basata su un concetto unico con riferimenti a principi semplici. Questo è sicuramente uno dei desideri maggiori del prof. Popp. Fisico orientato verso la biologia, egli ha intrapreso delle ricerche che hanno dimostrato che la luce, fonte fondamentale di energia, è la base di tutti i processi vitali e che detiene in essa il principio unico della grande diversità delle forme di vita.”

“Pertanto – conclude il prof. Basile dell’Università di Louvain, Belgio – non si tratta più della casualità cara a Jacques Monod, né della selezione aleatoria di Darwin, ma piuttosto di uno scambio continuo di radiazioni elettromagnetiche che, obbedendo ad una legge inesorabile di progressione, crea un campo di forze in cui le specie viventi salgono, di soglia in soglia sulla scala millenaria.

UN SENTIERO DALLA FISICA ALLA METAFISICA

In Egitto il dio Seth simboleggiava la luce delle tenebre, maligna e temibile, ed il dio Anubis la luce vivificante, favorevole ed esaltante, quella da dove proviene l’universo e quella che introduce le anime nell’altro mondo. La luce simboleggia la forza che dà e che toglie la vita; tale luce, tale vita. La natura ed il livello della vita dipendono dalla luce ricevuta.

Bella quest’intuizione della luce a due volti; ha inoltre il merito di completare la dialettica della luce e delle tenebre attraverso una dinamica contraddittoria. C’è una luce della vita (la luce visibile e qualche frangia di luce invisibile) e una luce di morte (raggi x, gamma, etc.), queste radiazione che rompono le molecole del DNA. Allo stesso modo, vi sarebbe una tenebra di morte ed una tenebra di vita. Si può considerare ad esempio che le tenebre siano letali solo nella misura in cui sono attraversate da radiazioni mortali. La tenebra in sé non è la morte ma la vacuità assoluta (in senso matematico), da cui può sorgere lo spazio tempo, o ancora la zona di influenza di una singolarità, cioè i campi gravitazionali posti sotto l’orizzonte di un buco nero, in seno ai quali precipitano la materia e l’energia fino alla soglia di rottura dell’accrescimento di densità che dà nascita ad un nuovo mondo.

Così, su numerosi punti, i biofisici raggiungono poco a poco i metafisici, e ci si accorge non senza stupore che le conclusioni più avanzate della scienza sono in accordo con le deduzioni di alcuni filosofi dell’antichità, in particolare Aristotele, che, con la sua entelechia e la sua causalità <<formativa>> è di una stupefacente modernità.

Quindi oggi, con la dinamica della dualità contraddittoria, si possono associare, in seno alla stessa dialettica essere/non essere, le tenebre alla morte e la luce alla vita, in quanto esperienze recenti hanno dimostrato che nel momento della morte di una cellula si stacca della luce. Questa bio-luce, invisibile ad occhio nudo, ma rilevabile con strumenti di laboratorio in condizioni perfettamente riproducibili, gioca un ruolo fondamentale nei processi metabolici, persino in quelli prebiotici. Le implicazioni di questo settore sono talmente molteplici che occorreranno numerosi anni prima di averle esaminate tutte. Ma si può immaginare, ad esempio, che, come un uccello che esce dal nido, l’anima (o memoria energetica) prenda il volo e, elevandosi più o meno in alto in relazione alla sua energia vibratoria (la sua forza di coerenza), vada a raggiungere un’orbita più o meno elevata nelle sfere di vita potenziale. Sono forse gli uccelli di passaggio di Sefer Yetsira, l’uccello Bennu (o Phoenix) degli Egiziani.

Quando la conoscenza razionale si congiunge con la conoscenza immediata, quando il discorso logico si trova in accordo con le immagini dell’intuizione, come è sempre più spesso il caso, la scienza scopre che può avvalersi di una guida per orientare la scelta dei suoi modelli: l’illuminazione, sarebbe a dire tutti i fenomeni legati alla luce, tutti i processi attraverso i quali la luce partecipa alla vita e alle attività fisiche dell’uomo.

LA LUCE INTERIORE E’ COSTITUITA DA BIOFOTONI

Dai profeti sumeri e caldei fino al XVII° secolo, la luce è stata generalmente considerata come un’emanazione divina. Poi gli scienziati hanno cominciato a diffrangerla, ad analizzare il suo spettro e le sue interferenze, a calcolare la sua velocità e le sue diverse lunghezze d’onda. In seguito, la meccanica quantistica ha dimostrato che era di natura sia ondulatoria che corpuscolare, fatto che ha rilanciato il mistero della luce.

Ma fin là, nonostante tante domande senza risposta, la luce restava un oggetto esteriore, mentre quella che si definiva <<luce interiore>> restava allo stato di simbolo appartenente al campo della psicologia. Oggi, grazie ai lavori del Dott. F.A. Popp, la luce cosmica illumina di un nuovo giorno la nostra concezione generale della vita. La luce interiore esiste: è costituita dai biofotoni.

L’EMISSIONE-RICEZIONE FOTONICA DELLE NOSTRE CELLULE E UNA RESPIRAZIONE LUMINOSA

Munito di sensori e di apparecchi di misura sofisticata, il Prof. Popp ha quindi intrapreso il tentativo di braccare questi biofotoni e di studiare il loro comportamento ed ha scoperto delle cellule funzionano come accumulatori di luce. Il giorno captano una radiazione in piena luce e la notte la restituiscono parzialmente. La qualità di risonanza elettromagnetica delle cellule è tale da corrispondere “ad un numero di riflessi di risonatore di circa un milione di volte superiore a quello ottenibile con dei risonatori costruiti dall’uomo”. “I sistemi biologici –conclude Popp -presenterebbero dunque delle qualità da risonatori incomparabilmente superiori a tutto quello che è concepibile”.

Se questa ipotesi si rivela in principio esatta –prosegue- si deve poter concepire un modello in cui la qualità del sistema cresca con la qualità del risonatore. Questa concezione va contro il modello biochimico normalmente ammesso. Infatti, i nostri primi tentativi sperimentali ci hanno già mostrato che i tessuti tumorali, ad esempio, presentano delle qualità di risonatori sorprendentemente più deboli nelle zone delle frequenze ottiche rispetto ai corrispondenti tessuti normali. Molte altre rivelazioni effettuate sulle piante di qualità differente corroborano questa constatazione. Queste scoperte sono in contraddizione con tutte le interpretazioni biochimiche attuali che stimano che il ritardo della luminescenza sia dovuto a perturbazioni dei processi di ricombinazione. Se così fosse, più un tessuto fosse leso, più a lungo durerebbe il declino dell’intensità della luce irradiata. Le rilevazioni dimostrano il contrario.

Un’altra motivazione può rivestire un certo interesse: all’Istituto di Astronomia Max Plance di Heidelberg, ho avuto modo di osservare, in una stanza a tenuta di luce, un mazzo di crescione sottomesso ad un amplificatore di luce rossa; irradiava una luce di fosforescenza. L’intensità propria dava una stupefacente macchia brillante di fosforescenza. La compressione meccanica di un punto qualunque del mazzo di foglie liberava delle eruzioni di radiazioni simili alle fiamme del fuoco. La stessa luce non appariva calma ma sembrava vivente ed assomigliava al movimento delle foglie di un albero sotto un vento leggero. Vorrei comparare questo affascinante gioco di luce con una sorta di respirazione luminosa.”

IL DNA FUNZIONA COME UN LASER

Per il prof. Basile, l’importanza della sintesi dei lavori del prof. Popp riposa sulla scoperta “dell’emissione dalle cellule viventi di raggi elettromagnetici sottili e coerenti. Il carattere di coerenza dà a questa radiazione la proprietà di risonanza del laser e il suo straordinario potere energetico”.

“Una serie di esperienze delicate ma irrefutabili – osserva egli – mostra che questo effetto laser proviene da una risonanza fra i fotoni (di un’emissione di luce esterna) ed un campo elettromagnetico nato nel DNA, intelligenza della cellula. Questo fenomeno è decisamente di natura elettromagnetica in quanto può manifestarsi a distanza è non è quindi dovuto a qualche reazione di metabolismo chimico interno.

Constatiamo che il DNA – precisa Popp – ha la possibilità di fornire fondamentalmente più informazioni di regolazione rispetto ad altre biomolecole grazie alla sua interazione fotonica (che ben inteso corrisponde ad una larga immagine ottica). E’ ugualmente vero che questi 2×10   bts non possono riuscire da soli ad innescare la reazione enzimatica. Ma noi, poniamo nella nostra ipotesi, che la macromolecola deve essere fissata spazialmente; così, l’operazione è moltiplicata in realtà da un fattore che corrisponde alla cifra di posizioni relative e differenti del DNA rispetto a particelle attivabili. Tutto questo ci indica che il DNA è realmente capace di fornire un’informazione utile di circa 10*** bits. Della regolazione enzimatica può quindi incaricarsene il DNA.

Constatando che i tempi di stoccaggio fotonico del DNA “si situano in ordini di grandezza scaglionati da qualche minuto a qualche ora, ciò che corrisponde a qualità di risonatori che si iscrivono negli ordini di grandezza richiesti” e che “la lunghezza di coerenza di queste onde portanti si iscrive nell’ordine di grandezza del tragitto fissato dai DNA di tutto l’organismo, allineati uno di seguito all’altro (10 miliardi di chilometri), il prof. Popp esclama: “E’ una super antenna dalle dimensioni gigantesche”.

D’altronde – osserva il prof. Basile – “la forma elicoidale del DNA costituisce l’antenna perfetta poiché ogni emissione, indipendentemente dal suo orientamento, incontra sempre una porzione di filamento che sia perpendicolare ad esso”.

LE CELLULE COMUNICANO TRAMITE BIOFOTONI

Il ricercatore francese S.S.Sung, specializzato in oncologia (capo-ricerca al CNRS di Villejuif), ha dimostrato, grazie ad analisi statistiche di correlazione, che la biocomunicazione elettromagnetica si prolunga fino allo stesso ambito cellulare. Lo scatenamento del cancro per mezzo di molecole determinate che, ancora oggi, è considerato, dai classici, come il risultato di una metabolizzazione inopportuna, può, secondo le analisi di Sung, essere interpretato, in maniera statisticamente altrettanto valida, come un processo di scoppio fotonico.

Sung ha anche trovato l’appoggio di ricercatori specialisti del cervello. Il biochimico Fisher (Istituto Ehrlich di Francoforte) ha dimostrato che le cellule nervose non compiono unicamente i loro transferts di stimolazione per giunzione di sinapsi attraverso sostanze messaggere (ad es. l’acetilcolina), ma, con forte probabilità, innanzitutto attraverso biofotoni. Ricerche effettuate nei miei gruppi di lavoro in collaborazione con l’Istituto di Farmacia dell’Università di Kiel, hanno ugualmente indicato che le sostanze spasmolitiche, ovvero le sostanze che bloccano la conduzione di stimolazione, possono liberare dei piccoli quanti specificatamente nelle giunzioni sinaptiche per eccitazione multipla (risonanze multiple) dello scambio fotonico. Non si conosce alcuna reazione biochimica che possa spiegare l’attività degli spasmolitici.>>

La forma a doppia elica – osserva il Prof. Basile – struttura comune del fotone e della cellula, farebbe pensare che in fin dei conti ogni materia non è altro che luce condensata. I geni emettitori sono anche ricettori, di modo che una navetta energetica si stabilisce fra il corpo vivente e l’ambiente esterno. Questo dialogo di flussi infinitamente piccoli può, dopo un tempo abbastanza lungo, raggiungere, tramite un effetto cumulativo, una frequenza critica che modificherebbe il filamento del DNA e provocherebbe così il mutamento da una specie all’altra.>>

E’ un mutamento che potrebbe così risultare dall’incontro della frequenza luminosa con una modifica del campo morfico, dovuta ad esempio dalla formazione di un nuovo pianeta nel sistema solare, a un cataclisma come il diluvio o all’effetto serra accentuato.

Ogni variazione importante nel comportamento del risonatore terrestre sarebbe capace di innescare una variazione della frequenza fondamentale del risonatore cellulare: il DNA. Questo significa che l’intelligenza della vita è intimamente legata, attraverso i biofotoni, ai ritmi dei battiti elettromagnetici dell’atmosfera, alla forma delle onde invisibili che ci circondano e orchestrano la musica cellulare.

Di conseguenza, ogni modifica definitiva della composizione dell’atmosfera è suscettibile di indurre un mutamento a mezzo induzione di una nuova risonanza elettromagnetica.

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