Dolori alla mandibola

Dolori alla mandibola

14 agosto 2020 Blog 0

Il disturbo temporo-mandibolare è un problema multicausale e multiforme. Presenta della fasi acute seguite da lunghe fasi di remissione, e la diagnosi non è facile. È una patologia da sovraccarico che dipende da vari fattori.
In un sistema che funziona bene ci sono sempre delle microlesioni, che però normalmente si recuperano. Se c’è il sovraccarico, non ci sono i tempi per recuperare e si creano delle informazioni non coerenti, cioè funzionalità critiche che danno infiammazioni con microlesioni.
Anche l’invecchiamento del sistema ha il suo peso. Soggetti anziani vanno incontro a meccanismi di sovraccarico molto più facilmente.

DOVE ORIGINA IL PROBLEMA

L’articolazione temporo-mandibolare è una struttura instabile e viene protetta dai muscoli. Si tratta in effetti di una diartrosi doppia con 6 gradi di mobilità, in tutte le direzioni dello spazio ed anche nelle direzioni intermedie dello spazio, con dei sistemi muscolari e un menisco che svuotandosi e rigonfiandosi di sangue, permettono la mobilità e la masticazione.

Ma quando i muscoli masticatori si sovraccaricano a causa del bruxismo (digrignamento dei denti), per fattori di somatizzazione, di paure, ansie e stress, si forma un’infiammazione e la zona, che è innervata, manda informazioni di dolore al cervello. Nella diagnosi si parla perciò di co-contrazione, spasmo, contrattura e miosite asettica.
Oppure ci possono essere problemi articolari come la dislocazione del disco con o senza riduzione (cioè nel primo caso torna indietro nella posizione giusta, nel secondo limita l’apertura della bocca, che sfocia in un problema artrosico). Ci sono poi altri problemi, ancora più gravi.

Il sovraccarico è spesso dovuto alla sommatoria di fattori di integrazione minore. Intesi come fattori che, se presi singolarmente, NON sarebbero in grado di determinare l’insorgenza del fenomeno. Lo determinano solo ed esclusivamente quando si sommano tra di loro.

Possono esserci fattori favorenti come la genetica che incide per il 5-7%, scatenanti come la presenza di problemi paradontali o un’infiammazione locale come una tasca gengivale, e fattori perturbanti come la presenza di una carie o la mancanza di denti.

I fattori di contribuzione minore sono: problemi occlusali e tutte le condizioni che alterano la stabilità occlusale, il fatto che ci sia un digrignamento oppure un serramento o un over using del sistema.
Non per ultimo il fattore posturale, causato da un colpo di frusta, da un’alimentazione sbagliata, dal fumo, dall’aumento di peso, dalla sedentarietà.

Anche la masticazione abituale monolaterale, il morso crociato e la disfunzione linguale, per la quale è importante il lavoro della logopedista.

Incidono anche le cosiddette modifiche della dimensione verticale, quali il morso profondo, la mancanza di denti posteriori, e protesi fisse o mobili troppo basse.

Dal punto di vista funzionale, in caso di disfunzione, il nostro sistema cerca di trovare sempre compensi fino a quando inizia a creare delle modifiche sulle strutture per avere altri adattamenti, e a quel punto compaiono sintomi che possono farsi sentire con sempre maggiore insistenza.

Il nostro corpo è dotato di un’ottima tolleranza biologica, che ci permette di adattarci ai vari cambiamenti della vita. Il nostro sistema rappresenta un’adattabilità alle richieste dell’ambiente, senza compromettere troppo i dettami biologici della sopravvivenza, usura, consumo, benessere.
Se la tolleranza è ampia, la disfunzione è poca. Se è ridotta, la disfunzione è massiccia.

L’ ATM è come un carrello: trasla, scivola con piccoli movimenti rotatori di adattamento.
Quando compaiono delle problematiche bisogna ridare coerenza informativa al sistema sensi- motore.
L’occlusione condiziona il funzionamento dei muscoli.
I muscoli definiscono la posizione della mandibola.
La posizione mandibolare condiziona la funzione articolare.
Se non trattata per tempo, compare anche la sintomatologia satellite che è: la cervicalgia, la nevralgia, la brachialgia, ipoacusie e acufeni, problematiche neurovegetative, disturbi del sonno con stanchezza o instabilità.

Visto che è un problema multi causale, solo con una terapia multi disciplinare sarà possibile cercare di migliorare questa condizione.
Perciò si dovranno coinvolgere, a seconda del problema specifico, diverse figure professionali quali: dentista, medico, nutrizionista, osteopata, fisioterapista, logopedista e counselor psicologo.

A cura di dr. Annamaria Daverda, Osteopata e Fisioterapista

 

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