Il miglior cibo per i nostri bambini, fin dal concepimento

Il miglior cibo per i nostri bambini, fin dal concepimento

13 marzo 2020 Blog 0

Non solo le nuove ricerche, ma le antiche tradizioni ci dicono che il miglior cibo per i nostri bambini inizia fin da 6 mesi prima del concepimento. L’alimentazione in gravidanza e prima della gravidanza fa sì che ci siano a disposizione una serie di nutrienti utili sia alla madre che al nascituro, che mettono in funzione determinati ormoni.

Gli ormoni sono quelle chiavi che aprono o chiudono le porte delle cellule di cui siamo composti, cioè sono molecole prodotte in vari siti del nostro organismo, che hanno il compito di liberare energia dalle scorte corporee per renderle disponibili per le cellule. Più le cellule sono energeticamente ben nutrite, più il corpo è efficiente e sano.

Alimentazione, emozioni ed ormoni sono strettamente correlati.

Alcuni esempi: le smagliature o le strie sulla pancia e la pancia troppo grossa in rapporto ai mesi di gestazione sono indice di carenza dell’ormone della crescita. Questo significa che si mangia poca carne rossa o si mangiano grassi troppo bruciati (griglia, ferri, ecc.). Il vomito irrefrenabile nei primi mesi di gravidanza o le contrazioni uterine e la pancia dura sono da imputare a poco progesterone e di nuovo o si mangia poca carne oppure ci sono troppi zuccheri o cereali integrali nella dieta, o troppi caffè.
In caso di ipotiroidismo anche border-line avremo difficoltà a concepire, oppure il bimbo che nasce può avere disturbi neuro psico-motori più o meno evidenti come scarsa attenzione, difficoltà ad orientarsi nello spazio, pensiero lento, povertà nelle prestazioni fisiche, poca memoria a lungo termine.
L’eccesso di prolattina porta ad infertilità nell’uomo e nella donna. Quando c’è troppa prolattina il problema è lo stress cronico, c’è troppo o troppo poco cortisolo e cala il DHEA. Qui si capisce come le emozioni giochino un ruolo fondamentale nella produzione e nel funzionamento dell’asse neuro-endocrino.

La gravidanza è un periodo molto importante per stabilire l’equilibrio ormonale del nascituro per tutta la vita. In 9 mesi si gettano le basi della salute dell’individuo e persino quella dei suoi figli.
Attraverso il livello dei nutrienti che arrivano dalla placenta, il feto può dedurre se l’ambiente che lo accoglierà sarà povero o ricco di risorse. Quindi tutto ciò che può rovinare la placenta (caffeina, zuccheri, alcool, fumo, droghe) va assolutamente eliminato durante la gravidanza o meglio ancora almeno 6 mesi prima con l’assunzione di acido folico per evitare la spina bifida del nascituro.

Il feto che si vede arrivare una quantità eccessiva di adrenalina e noradrenalina perché la madre è sottoposta a stress famigliare o lavorativo, saprà di nascere in un contesto stressante e pericoloso e già dalla gestazione attuerà strategie di adattamento. In altre parole il feto è come un edificio in costruzione e si comporta come il direttore di cantiere, modificando il progetto degli architetti-geni paterni e materni. Se al feto arrivano troppi ormoni dello stress, inizia a preoccuparsi: forse sarà costretto ad uscire prima della scadenza, perciò deve accelerare la maturazione di organi come i polmoni che gli permettano di sopravvivere alla nascita prematura, doterà il suo cervello di un surplus di recettori per l’ormone dell’allarme per essere pronto ad ogni segnale di pericolo, costruirà le sue surrenali in modo da secernere quantità più importanti di cortisolo (l’ormone antistress). Avremo così un bimbo reattivo, che da adulto sarà una persona ansiosa. Tuttavia se ci sono capitati degli episodi in gravidanza, è possibile correggerli nella fase successiva, desensibilizzando il bambino attraverso un ambiente di crescita che offra una stimolazione affettiva, fisica, intellettuale e sociale armoniosa. Ed è proprio per questo che le cure parentali si devono protrarre almeno per altri 9 mesi dopo la nascita.

Il feto sviluppa gli organi sensoriali maturi e funzionanti fin dal secondo mese di gestazione. Possiede una struttura chiamata “vomero nasale” che gli permette di sentire gli odori diluiti nel liquido amniotico. Ecco perché l’alimentazione della madre durante la gravidanza è fondamentale per sviluppare i sensi del nascituro e metterlo in contatto con gli odori e i sapori dei cibi che faranno bene al suo equilibrio ormonale. Più l’alimentazione della madre sarà sana e adeguata dal punto di vista ormonale in gestazione e più il bimbo sarà disposto a mangiare quegli stessi cibi salutari più avanti.

Ma come nutrirsi in gravidanza? Sicuramente non eccedere. Non è vero che si deve mangiare per due e concedersi tutte le voglie. Non è solo questione di quantità ma soprattutto di modalità e di combinazione o meno con l’attività fisica e con lo stile di vita in generale.
Le proteine giocano un ruolo fondamentale nella gestazione perché servono per la crescita del feto e la costruzione della placenta. La carenza proteica intorno alla 26a settimana o verso il termine della gravidanza, può provocare danni alle cellule del cervello del bimbo, che si traducono in ritardi psicosensoriali: si consigliano carne bianche e uova, ma non cuocere mai nulla sopra gli 80-100 gradi, inoltre ridurre l’assunzione di latticini, perché possono favorire l’aumento del peso della mamma e la predisposizione all’obesità nel bambino.

Attenzione ai carboidrati troppo ricchi di zuccheri o con elevato indice glicemico (troppo pane bianco, pasta, pizza, biscotti, cracker, pane in cassetta, bevande zuccherate, succhi di frutta; zucchero, cibi e bevande light e dolcificante artificiali sono da eliminare perché possono portare a parto prematuro). Scegliere la frutta fresca di stagione o la frutta secca quando c’è bisogno di più zucchero.

I grassi sono assolutamente indispensabili per la formazione delle membrane cellulari soprattutto del cervello. Omega 3 e omega 6 devono essere forniti con la dieta, perché l’organismo non è in grado di sintetizzarli. Bisogna mangiare pesce azzurro, pescato fresco dei nostri mari, avena, uova, semi oleosi come noci e semi di lino, l’olio di borragine o di enothera, olio extravergine di oliva e olio di semi di lino rigorosamente tenuti in bottiglie scure e al buio per non ossidarli. L’integrazione di EPA, DHA e ALA sono importanti soprattutto durante gli ultimi 3 mesi di gravidanza e durante l’allattamento.

Vitamine e minerali sono indispensabili sia per la mamma che per il bambino: non devono mancare i cibi ricchi di calcio, magnesio e zinco che si trovano in quantità variabili in molti cibi proteici, verdure e frutti.

L’acqua in una quantità necessaria per non mettere il feto in sofferenza a causa della scarsità di liquido amniotico, o per la madre avere problemi di calcoli renali o semplicemente aumentare la stitichezza e la fuoriuscita delle emorroidi.

Quando una donna impara a volersi bene e mangiare bene in gravidanza, ancor più lo farà durante l’allattamento. Sarebbe utile allattare il bambino almeno fino a 6 mesi solo a latte materno e poi comunque fino ai 2 anni, come raccomanda l’OMS, e tra il 6 e l’8 mese iniziare lo svezzamento. Si dice che la gestazione duri 18 mesi, 9 dentro e 9 fuori dall’ambiente uterino.
La melatonina passa al feto attraverso la placenta ed è presente anche nel latte materno, che ne contiene molta durante la notte e in quantità impercettibili durante il giorno.

Il bambino nasce con l’apparato gastrointestinale che inizia a popolarsi durante il passaggio attraverso il canale vaginale alla nascita. Il tipo di allattamento con latte materno darà una colonizzazione con bifidobatteri, mentre il latte artificiale porta ad una colonizzazione prevalente di batterioidi, cocchi e batteri con componente anaerobica. Nel secondo caso i disturbi intestinali in età adulta possono essere molto più frequenti. Nel corso dei primi anni di vita la flora intestinale varia notevolmente, ma l’input esterno che arriva da piccoli è una memoria importante.

La composizione del latte materno cambia man mano che il bimbo cresce, adattandosi alle esigenze del bambino.
Studi dicono che il neonato sfrutta le proteine del latte materno al 100%. Dopo i primi giorni di vita, potenzialmente tutte le proteine del latte del seno diventano parte del bambino, poche vengono eliminate. Il bambino nutrito con latte vaccino, al contrario, utilizza un 50% delle proteine del latte e deve scartarne circa la metà. L’apporto in proteine del latte di donna evidentemente è sufficiente, mentre il sovraccarico proteico del latte vaccino può essere nocivo (danni renali) e porta ad assimilarne poche. Il latte vaccino per poter essere tollerato dal neonato deve essere diluito. Poiché contiene per lo più caseina, il latte di mucca, quando si mescola con i succhi gastrici, coagula formando un grumo grosso e compatto nello stomaco (latte cagliato).

Questo spiega perché i piccoli si sentono sazi per circa quattro ore dopo una poppata di biberon. Il latte umano cagliato, al contrario, è soffice e leggero. Lo stomaco del bambino allattato al seno si svuota rapidamente e facilmente, per cui desidera mangiare più spesso, il che, a sua volta, stimola la produzione di altro latte da parte della madre.
Secondo questi studi i bambini ricevono dal latte della madre acqua in quantità sufficienti per le loro necessità metaboliche. Quando fa caldo, è la madre ad aver bisogno di una maggiore quantità d’acqua e non il bambino allattato al seno.

Il bambino nutrito con latte vaccino, invece, ha bisogno di acqua non solamente per il proprio metabolismo, ma anche per permettere ai reni di eliminare i sali e le proteine inutilizzabili e questo può sollecitare un certo sforzo per una funzione ancora immatura. Per anni si è ritenuto che i bambini nati prematuramente crescessero meglio con determinati tipi di latte artificiale in polvere, piuttosto che con il latte della madre: alla fine i ricercatori si sono accorti che l’aumento di peso non era dovuto ad una effettiva crescita, ma ad una ritenzione di liquidi nei tessuti, e questo è proprio il risultato della sollecitazione su reni immaturi.

Nello svezzamento non bisogna avere fretta: iniziare ad introdurre un solo alimento per volta, attendere una settimana per valutare la reazione dell’organismo del bambino e poi aumentare la quantità e la frequenza. Se ritroviamo un alimento intatto nelle feci, significa che dobbiamo sospenderlo momentaneamente e riproporlo dopo alcune settimane.
Si inizia con la mela o con la pera biologiche grattugiate su grattugia di vetro e si aggiungono due gocce di limone per rendere più digeribile la parte proteica seppur piccola del frutto. Iniziare con il succo e poi si può passare alla polpa del frutto grattugiato. La pera è utile ai bimbi stitici. L’unico ortaggio crudo da somministrare fino ai 12 mesi è la carota grattugiata (solo il succo dato a cucchiaini o aggiunto alla mela). A questo punto è possibile sostituire la poppata del pranzo con miscele di cereali senza glutine e un poco di latte fresco bio diluito con l’acqua d’orzo.

Le mucillagini dell’orzo servono alle mucose e riequilibrano la flora batterica intestinale. Si mettono due cucchiai di orzo mondo biodinamico a bagno tutta la notte, dopo averlo lavato bene, rilavarlo, aggiungere nuova acqua e cuocere per un’ora e mezza. Passarlo al setaccio e aggiungere questo liquido gelatinoso al latte per allungarlo. L’acqua d’orzo si conserva in frigo per un paio di giorni.

Il latte, l’orzo, la carota e mela e pera sono sufficientemente zuccherine per non avere bisogno di aggiungere altri zuccheri. Il miele non va utilizzato almeno fino a 2 anni perché riscalda, può risultare indigesto e potenzialmente tossico, lo zucchero bianco assolutamente mai. Poi lo incontreranno all’asilo. Non intingere il ciuccio nello zucchero e nel miele, oltre ad abituarli al dolce può provocare effetti immediati come gastroenteriti, e cronici come le carie.

Man mano che si procede con lo svezzamento si introdurranno le minestre di passato di verdure senza sale, fino a un anno di età: una carota, una zucchina, un finocchio, mezza mela, a cui aggiungere le farine biodinamiche. Intorno ai 7-8 mesi si aggiunga anche qualche goccia di olio extravergine d’oliva spremuto a freddo e un cucchiaino di parmigiano reggiano stagionato almeno 36 mesi.

Nel giro di una sessantina di giorni si deve arrivare a far conoscere al bambino tutte le verdure.
Quando inizia a mettere i denti, proporre i vari tipi di pesce e di carne bianca e rossa fresca, biologica o meglio biodinamica, cotta a vapore e frullata o macinata.

Dai 9 mesi si può provare a introdurre il secondo pasto salato con sale marino integrale, possiamo iniziare con una pastina asciutta a mezzogiorno ma ricordandoci di dare sempre una minestra di verdura al giorno. Per merenda usiamo più spesso lo yogurt (intero) e la frutta.

Dopo i 9 mesi introduciamo il pesce, i formaggi freschi, ricordiamo che nei primi 2 anni anche i grassi saturi sono essenziali per un corretto sviluppo del sistema nervoso centrale, quindi a queste età non si devono usare latti scremati, mentre si può tranquillamente usare il burro come condimento, o il ghee (burro chiarificato).

Di carne sono sufficienti 3-4 porzioni la settimana, alternandone i vari tipi. Dare poi almeno 2-3 volte alla settimana il pesce, 1-2 volte l’uovo, per il resto pochi formaggi e legumi germogliati.

Via via che il bambino cresce facciamogli conoscere i nostri alimenti abituando anche noi ad usare meno sale e meno condimenti. Ricordiamoci che almeno fino ai 6 anni il fegato del nostro bambino non è ancora in grado di metabolizzare tutti gli alimenti.
È meglio evitare fino a quest’età gli alimenti più indigesti come i funghi, i molluschi, i crostacei, gli insaccati e soprattutto quantità anche minime di vino o altri prodotti alcolici. Anche le merendine soffici hanno un grande contenuto di alcool, che serve a mantenere la loro morbidezza. Non fidatevi, preparate la merenda per il vostro bambino con le vostre mani, usate pangermoglio, marmellata, frullati, frutta fresca.

Ci sono delle linee di prodotti che da anni possono dimostrare la sicurezza alimentare e la provenienza: il succo di prugnolo per i bambini magri (che si può aggiungere alla merenda già verso i 7 mesi) o quello di olivello spinoso per i bimbi con tendenza al catarro.

Quando un bambino si ammala è fonte di grosse ansie per i genitori. Il più delle volte i disturbi infantili sono provocati da un’alimentazione scorretta, che comunque induce un forte squilibrio ormonale. Quando un bambino è in soprappeso i suoi ormoni non sono mai in equilibrio. Molti bambini soffrono di ipotiroidismo da eccessivo uso di latticini, formaggini, yogurt cremosi, fruttolo, latte vaccino, merendine al latte, creme, panna, gelati.
Molti soffrono di ipersurrenalismo per eccesso di inputs e stress con alimentazione troppo abbondante e troppo zuccherata: l’eccesso di cortisolo diminuisce la funzione tiroidea aggravando l’aumento di peso. Lo si nota dall’ingrassamento del viso e del tronco.

Se si lamentano di mal di testa gli va tolta la caffeina presente nel caffellatte del mattino, negli estatè o i tè freddi di cui vanno ghiotti, nella coca cola. La caffeina diminuisce l’ormone della crescita e gli ormoni tiroidei aumenta eccessivamente l’insulina e gli ormoni dello stress e porta ad infelicità. Stesso discorso vale per lo zucchero: merendine, biscotti, dolci, caramelle, gomme da masticare, ovetti kinder, gelati, brioss, fette al latte e tutte le altre merendine pubblicizzate continuamente alla televisione. L’eccesso di zuccheri, additivi e conservanti, porta a nervosismo ed iperattività o al contrario sonnolenza costante ed è una premessa per un futuro di obesità, malattie cardiovascolari e tumori.

Molte mamme si sentono in colpa se non danno al proprio figlio cibi che gli altri bambini consumano abitualmente, come le patatine in sacchetto. Ma se il bambino non viene educato da piccolo, da adulto non sarà capace di regolarsi e vedrà impennarsi i suoi livelli di pressione e di colesterolo.
Cucinategli le patatine fritte quando ci sono le patate nei nostri campi: una volta ogni 15 giorni sarà un’occasione di festa.

Organizzate il vostro cibo secondo la stagionalità, se al supermercato o anche al negozio biologico è tutto sempre disponibile e vi sentite disorientati, chiedete a chi ha l’orto le verdure che crescono nelle varie stagioni, e la frutta disponibile sugli alberi o rivolgetevi agli agricoltori nei mercati di Coldiretti Campagna Amica.
Bisogna insegnare ai bambini a mangiare frutta e verdure fresche, carni magre come pollo e pesci, le uova, noci, mandorle, semi oleosi, frutta secca (albicocche secche, fichi secchi, uvette per non usare lo zucchero), frullati di frutta, acqua.

Spero di avervi dato qualche informazione in più, o avervi fatto ripensare ad alcune cose. Non è facile essere genitori, è un mestiere che si impara facendo, e quindi bisogna studiare ed applicarsi. Confrontatevi tra di voi, leggete libri, ricercate su internet solo pubblicazioni scientifiche, fatevi aiutare dai papà. Ogni gravidanza è una storia a sé e ogni bambino è un individuo diverso.
Imparare a rispettare ma, da genitori, educare ed orientare le giuste scelte alimentari per sé, i bambini e i futuri nipotini è qualcosa che oggi più che mai è nelle nostre mani.

Io ricordo sempre che il consumatore fa il mercato. Se sono un consumatore attento non mi faccio fregare dalla pubblicità. Quando le grandi aziende che sfruttano il pianeta e ci ammalano vedranno i loro prodotti scaduti sugli scaffali dei negozi, si metteranno a produrre alimenti più sani. Abbiamo un potere enorme e possiamo anche trasmetterlo, insieme con la salute, alle generazioni future.

Giuliana Cossettini, PhD. Naturopata

 

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