Intervista a dr.ssa Cristina Scelzo, counselor

Intervista alla Dr.ssa Cristina Scelzo – Counselor

DOMANDA: Ciao Cristina, ci puoi spiegare che cosa avviene nei ragazzi durante l’adolescenza?

CRISTINA SCELZO: L’adolescenza, i “teens” come si definiscono in inglese, cioè l’età dai 13 ai 19 anni – anche se ora l’adolescenza si è prolungata fino all’età dell’università e più spesso sono le ragazze che escono dalla fase adolescenziale prima dei maschi – è una fase della vita fatta di molte ribellioni.
Nell’adolescenza le ribellioni sono necessarie: i ragazzi sentono la necessità di emanciparsi dai loro genitori. Stanno diventando adulti e il distacco dai genitori, fatto di ribellioni, silenzi, musi lunghi e litigi, è il modo che l’adolescente ha di capire chi è veramente.

DOMANDA: In questo periodo che cosa avviene nella psiche, nell’emotività dei teenagers?

CRISTINA SCELZO: A parte gli ormoni che si esprimono in modo potente, anche la sfera mentale e quella emotiva sono in evoluzione. In questa fase, ad esempio, le relazioni amorose o le “cotte” non sono assolutamente da sottovalutare, perché per un adolescente rappresentano il fulcro della sua giornata, cioè il pensiero è fisso sull’oggetto, o meglio soggetto, d’amore.
E poi c’è questa lite tra i genitori e i ragazzi, e questo muro che si instaura, non solo da parte del ragazzo o della ragazza, ma anche da parte del genitore che vede per la prima volta il figlio che si allontana, che non segue le regole, che non ha voglia di ascoltare, che dice di no a prescindere. Quindi il genitore sente crescere in sé il nervosismo che fa perdere la pazienza, e il ragazzo anche, perché l’unica cosa che chiede, anche se non lo fa esplicitamente, al genitore, è “lasciami ascoltarmi, stai in silenzio, ogni tuo consiglio non mi serve, non perché non sia buono, ma perché è il periodo della mia vita in cui ho bisogno di silenzio da parte vostra per poter ascoltare me, e quindi scoprire qual è la mia identità, tirar fuori la mia autenticità.” Però non conoscendola non è facile manifestarla, questa autenticità: si passa attraverso le esperienze, le relazioni, sperimentando a volte anche delle personalità diverse. E quindi il ragazzo sperimenta nuove e diverse modalità relazionali e comportamentali. Questo serve al giovane per sperimentarsi e per scoprire quale comportamento si addice di più a quello che è il suo essere.

DOMANDA: E questo fa paura al genitore?

CRISTINA SCELZO: Fa paura non solo al genitore, ma al ragazzo ancora di più, perché è in questa fase che entra in contatto con il suo vuoto. Andando a ricercare quella che è la sua identità, la sua autenticità, va a sperimentare il vuoto, cioè l’essenza. L’essere in sé è vuoto. C’è l’ESSERE e il FARE: il fare è pieno di cose, l’essere è totalmente vuoto, è fatto di silenzio. Per questo gli adolescenti hanno bisogno di silenzio. Sentono la necessità di creare questo contatto con il proprio sé. Hanno la capacità e l’opportunità in questa fase della vita di entrare veramente in contatto con questo vuoto – cosa che pian piano con il passare degli anni si va a perdere – e a volte può spaventare. Non sanno che in verità questa connessione con se stessi, che a volte prende la forma di una malinconia o tristezza, permette di percepire la loro autenticità. Possono quindi sentirsi insicuri, pensano di non avere dei talenti, e vedendo attraverso i social altri ragazzi o influencer mostrare delle capacità e dei talenti, gli adolescenti da un lato provano ammirazione e dall’altro si confrontano con questi personaggi spesso coetanei, e per questo a volte possono sviluppare un senso di inferiorità nei confronti di questi modelli.
Molto spesso il genitore critica l’adolescente in questa fase di necessaria insicurezza, ma è inevitabile sbagliare. Durante l’adolescenza il giovane ha il diritto e il dovere di sbagliare, perché è attraverso gli errori che può comprendere chi è e impara a diventare adulto. Il genitore critica perché non ci sono i buoni voti, critica perché mancano delle capacità, critica il cambiamento di idee costante dell’adolescente. I genitori spesso, a causa dei mutamenti dei loro figli, tendono a perdere la fiducia nei loro ragazzi. Tuttavia queste critiche sono legate a un qualcosa che i giovani devono per forza sperimentare. Gli adolescenti devono tentare, devono procedere a tastoni per capire di cosa sono fatti. Più gli si impone di essere un qualcosa di predefinito o legato a modello considerato “giusto”, meno riescono a sperimentarsi veramente. Mentre nell’accettare il vuoto, il sentirsi totalmente perso, emerge spontaneamente l’identità più autentica, ed il sé esce fuori anche nelle azioni, nelle parole, nel modo di relazionarsi.

DOMANDA: L’adolescente che si sperimenta nella sua ricerca di sé stesso e diventa svogliato nei confronti della scuola, dell’impegno, dello studio, come si può aiutare? O è il caso di lasciarlo sperimentare totalmente sé stesso e lasciare che abbandoni il tran-tran a cui è sottoposto dalla famiglia e dalle istituzioni?

CRISTINA SCELZO: Innanzitutto bisogna capire cosa vuole fare lui. La prima cosa da fare da parte del genitore è ascoltare, cioè ascoltare anche i silenzi, ascoltare anche i dubbi, senza criticare. Ascoltare non significa “ti ascolto per poi dirti cosa secondo me dovresti fare”. Ascoltare vuol dire chiedere “come stai?”. La prima cosa da fare è portare il ragazzo a percepire cosa sta sentendo emotivamente, ed è da lì che poi può rintracciare la propria strada.
Cioè il giovane sente un vero marasma dentro di sé e prima di invogliarlo a fare qualcosa è necessario capire come sta a livello emotivo. In questo modo il ragazzo si sente ascoltato e quindi impara ad ascoltarsi. L’adolescente non è già grande e non sa fare tutto, ha ancora bisogno della mamma, del papà o di una figura di riferimento che gli insegni ad ascoltarsi poiché sta ancora crescendo.
Spesso siamo convinti che a 15 anni l’adolescente sia in grado di arrangiarsi da solo, deve avere o farsi venire la voglia di studiare e per questo il genitore sente di non avere potere. Invece dobbiamo, o meglio possiamo, cercare di capire come mai manca la voglia, e in questo l’ascolto è il primo passo verso una crescita positiva. Poi ci sono le regole, come elemento da non sottovalutare. Queste non devono essere imposte, ma condivise, scelte insieme. Se non vengono seguite non succede il finimondo, non serve portare in mezzo a qualcosa di così oggettivo la rabbia o il nervosismo. La prossima volta andrà meglio, pazienza, si sta imparando. Anche per la trasgressione, la non voglia di studiare, lasciamo che il ragazzo faccia l’esperienza delle conseguenze delle proprie scelte e azioni. Quando prende il primo 3, vediamo come sta, senza arrabbiarsi per i brutti voti, perché il ragazzo si arrabbia già da solo con sé stesso, che lo manifesti o meno, non gli piace andare male a scuola. Anzi più il genitore incalza, più aumenta nel ragazzo la sofferenza per la reazione del genitore, e tende a non sentire il proprio dolore, il proprio dispiacere, e quindi nega a sé stesso la connessione con quello che sente.

DOMANDA: Per gli adolescenti che hanno genitori separati, e vivono questa separazione in maniera importante, visto che va a smuovere non soltanto l’emotività, ma anche a livello corporeo ci sono sensazioni forti e la separazione risulta sempre una sofferenza. Spesso si mettono in atto dei comportamenti differenziati con l’uno o con l’altro genitore, come si fa ad aiutare l’adolescente in questi casi?

CRISTINA SCELZO: La separazione non è per forza una cosa negativa, anzi è il male minore a volte. Chiaro che crea un impatto nel giovane, ma se è necessaria è bene che avvenga, poiché è meglio avere i genitori separati, piuttosto che dei genitori che litigano, bisticciano e che creano molta più tensione in casa.
In fase di separazione è perciò necessario dare molta attenzione al figlio e fargli capire, anche con l’aiuto di un professionista che sostenga la famiglia in questa fase delicata, che non c’entra niente con il problema dei genitori. Diventa quindi importante non mettere in mezzo alle tensioni il figlio. Da evitare per esempio – e ahimè invece succede molto spesso – è chiedere al ragazzo che cosa fa la mamma, cosa dice la mamma, o come si comporta il papà, oppure fare commenti sull’altro genitore. Questo mette il giovane in una condizione veramente frustrante. Il ragazzo vuole bene ad entrambi i genitori, per cui parlare male dell’altro genitore può recare forte dolore.
Il fatto che i genitori abbiano approcci e comportamenti diversi è naturale. Anche in casa i due genitori si comportano diversamente proprio perché sono due persone diverse, e non possono e non devono comportarsi in modo uguale, altrimenti si rischia la mancanza di autenticità, e chi non è autentico non può passare nulla di vero. Sono invece importanti delle regole comuni ai due genitori, e questo è necessario per instaurare un senso di sicurezza nel ragazzo, perché ancora a questa età il bisogno di sicurezza deve essere soddisfatto. La sicurezza che hai fuori, l’ordine che hai fuori, poi si trasforma in un ordine, in una sicurezza all’interno, una fiducia tua su te stesso, per questo alcune regole devono essere stabilite tra i due genitori e concordate con i ragazzi.

DOMANDA: Genitori troppo permissivi come impattano sugli adolescenti?

CRISTINA SCELZO: Ritorno sull’importanza delle regole, i genitori permissivi rischiano di non soddisfare questo bisogno di sicurezza dell’adolescente, perché il ragazzo si sta sperimentando e vuole capire fino a dove riesce ad arrivare. Il genitore troppo permissivo non sta facendo un favore al ragazzo, ma lo sta lasciando troppo libero. In questa libertà il giovane rischia di spaventarsi di se stesso e del mondo, perché rischia veramente di andare oltre quello che lui può contenere di se stesso. Di contro un genitore troppo rigido, troppo severo, poco permissivo, rischia invece di limitare l’apertura al mondo delle esperienze del ragazzo, di limitare l’auto-conoscenza.
Molte volte l’adolescente fa delle cose esagerate, trasgredisce per attirare l’attenzione del genitore, per tastare il polso del genitore, per provocare una reazione. Il genitore troppo permissivo può essere percepito come un genitore al quale non interessa il benessere del figlio. Il genitore, proprio perché è il genitore, può sopportare il conflitto, che non è una cosa negativa quando serve a trasmettere dei valori e a far crescere.

DOMANDA: I genitori che cercano di soddisfare qualsiasi richiesta dei ragazzi a livello di vestiario, di viaggi, di denaro?

CRISTINA SCELZO: E’ la stessa cosa che essere troppo permissivi. E’ necessario che i ragazzi possano percepire le loro capacità e la sopportazione della frustrazione è un buon modo per il genitore di condividere dei valori e favorire la maturazione emotiva del figlio.
Non significa nemmeno non dare mai quello che viene chiesto. Se ci sono delle regole si può aiutare il ragazzo a meritarsi un permesso o un qualcosa di desiderato. Però dare tutto per evitare le crisi, i lamenti, non è una buona strategia per placare in maniera sana le tensioni.

DOMANDA: E invece i ragazzi che sono molto soli, che si chiudono in sé stessi, che evitano le interazioni anche con i coetanei, come si possono aiutare?

CRISTINA SCELZO: Innanzitutto bisogna capire se c’è un qualcosa sotto. Se si chiudono tanto e non hanno amici bisogna chiedersi perché. Potrebbero esserci dei problemi di bullismo, o di depressione adolescenziale, o di ansia generalizzata. La relazione è veramente importante con gli amici soprattutto in adolescenza, perché noi siamo animali sociali e per la nostra salute abbiamo veramente bisogno di relazionarci con gli altri. Un ragazzo che si chiude totalmente in se stesso potrebbe aver bisogno di un aiuto a capirsi, non per forza ad aprirsi. Non bisogna mai forzare, perché si rischia di far chiudere il giovane ancora di più in sé stesso. Se lo si forza ad uscire, ad impegnarsi in delle attività si rischia di spingere il ragazzo ancora di più dentro al suo malessere, innescando anche un senso di colpa.
Questa fase va accolta con amore, senza forzare il cambiamento. Si può andare a parlare con gli insegnanti, vedere qual è il loro punto di vista per capire fuori dalla famiglia come si comporta, ed eventualmente chiedere aiuto ad un professionista. A volte, avere anche solo una persona al di fuori della famiglia in grado di ascoltare, in questa fase della vita nella quale per definizione l’adolescente va in contrasto con mamma e papà, può essere molto utile.

DOMANDA: Cosa offriamo all’IGEA STUDIO di Udine agli adolescenti?

CRISTINA SCELZO: Offriamo lo spazio per ESSERE e per SCOPRIRSI, IMPARANDO a gestire le emozioni, ad ascoltarsi anche a livello fisico, a diventare più consapevoli di sé, a sopportare il vuoto esistenziale e il conflitto con mamma e papà.
Io pongo delle domande e invito i ragazzi a riflettere tramite il dialogo, le attività e degli esercizi pratici con lo scopo di consapevolizzare questo passaggio. Con gli adolescenti minori si lavora anche con i genitori. Se andiamo tutti nella stessa direzione, si aiuta molto di più il ragazzo, e trovo sempre di più necessario questo lavoro di insieme, perché la fase adolescenziale non riguarda solo l’adolescente, ma l’intera famiglia e in particolare le dinamiche relazionali con i genitori.
Lo spazio di ascolto e di crescita è per tutti. Non si tratta di dare delle conoscenze al ragazzo perché lui impari qualcosa, ma piuttosto di togliere dei contenuti in eccesso, quali paranoie, preoccupazioni, giudizi, ecc., con l’obiettivo di alleggerire la mente e connettersi con la propria autenticità. Noto che i ragazzi sono sempre più mentali, perciò fanno fatica a scegliere un percorso o a capire da che parte andare, perché i pensieri sono tanti e contrastanti, e per questo il ragazzo si ferma. In questo spazio il ragazzo può comprendere quali sono i pensieri più costruttivi, quali sono quelli che invece bloccano la visione e creare un equilibrio tra il pensiero e l’azione. Poi questo è uno spazio in cui il ragazzo trova in sé la motivazione e l’interesse di fare quelle cose che occupano la sua quotidianità, come studiare e andare a scuola. Queste attività vengono percepite dal giovane come doveri imposti, ma è possibile scoprire delle ragioni personali per cui è bene continuare questi percorsi, così da aumentare anche la motivazione e l’autostima.
Quindi una cosa che mi piace fare è riconoscere quando un ragazzo tira fuori una propria qualità, anche nel momento in cui parliamo e vengono fatti degli esercizi in seduta. Se noto che il ragazzo si sta impegnando e l’obiettivo è per esempio legato a un maggiore impegno scolastico, anche solo far notare al giovane la risorsa che ha manifestato in un’azione concreta è una modalità efficace per aumentare questa qualità e metterla a favore dell’obiettivo che ci siamo preposti.

DOMANDA: Quindi gli incontri come avvengono?

CRISTINA SCELZO: Gli incontri sono individuali, nei quali c’è uno spazio per il giovane e uno per i genitori. E’ giusto che il ragazzo abbia il suo spazio, la sua privacy, ma anche che il genitore abbia modo di esprimere i suoi dubbi e sentimenti.

DOMANDA: e poi sono previsti anche dei lavori solo tra i ragazzi in gruppo?

CRISTINA SCELZO: Sì, siccome il fattore relazione ha un ruolo importante nella crescita, sfruttarlo in un contesto di aiuto e di crescita personale è molto efficace. Un gruppo che possa lavorare su una tematica comune, per esempio la difficoltà nel relazionarsi con mamma e papà, oppure la difficoltà nello studio, aiuta i ragazzi a trovare le proprie soluzioni. Il gruppo dà vita al confronto, all’aiuto reciproco e permette di ritrovare un pezzetto di sé stesso nell’altro. Questo fa sì che il ragazzo si senta ancora più capito e alimenta la voglia di capirsi, di crescere e di ascoltarsi. Perché spesso i blocchi sono dovuti alla difficoltà di auto-ascolto. L’empatia che si prova in un gruppo è una cosa davvero bella e potente.

La Dr.ssa Cristina Scelzo riceve il martedì e il giovedì,
tiene i corsi di respirazione consapevole terapeutica il lunedì sera alle ore 19
e i gruppi per gli adolescenti il mercoledì alle 14,30
Info: 366-22.99.583

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