L’arte come gesto di pace preventiva

di Daniela Marchetti©

La pace non si invoca gridando,

quando il tuono si è già scatenato.

Si forma prima,

nel fremito invisibile delle cose,

nel respiro del giorno

che ancora non sospetta

di essere lacerato.

L’arte non viene a curare,

né a fermare il male con la mano.

Apre una porta

in un muro che credevamo eterno.

Una crepa nell’anima

da cui inizia a filtrare un’altra luce.

Esiste una pittura

che non abbellisce le pareti,

ma le fa cadere.

Una musica

che non riempie l’orecchio,

ma lo svuota dal rumore.

Una danza

che non cerca scena,

ma corpi disposti ad ascoltare.

La vera pace non è silenzio,

ma una presenza muta

che si pone tra noi

e il primo colpo.

L’arte

quest’antica lingua del perdono,

parla prima delle parole,

con segni che

non abbiamo imparato,

ma che conosciamo da sempre.

Un verso,

prima di avere senso,

è vibrazione.

E la vibrazione può cambiare una decisione,

può fermare un gesto,

può bloccare un odio

prima che si pronunci.

Chi dipinge la compassione

prima che scoppi la rabbia,

chi canta la pioggia

quando ancora è sereno,

chi sogna una carezza

in mezzo a denti serrati

quello costruisce in segreto

un mondo più difficile da distruggere.

L’artista non è un prescelto,

ma una sentinella.

Sente il terremoto

quando ancora neppure una foglia trema.

Stende un colore,

un silenzio,

un gesto,

come se ricucisse una ferita

che ancora non si è aperta.

La pace non è la fine,

ma l’inizio di qualcosa che non grida.

Un’opera incompiuta

che ci guarda

e ci chiama a continuarla

con le nostre mani

prima che sia troppo tardi.

Daniela Marchetti, scrittrice e poetessa

Marchetti Art Gallery, San Daniele del Friuli

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