Le acquaporine, scoperte nel 1992 e valse il premio Nobel per la Chimica nel 2023 allo
scienziato americano Peter Agre, sono proteine che funzionano come dei veri e propri canali
di passaggio delle molecole d’acqua attraverso le membrane biologiche, presenti in animali,
piante e microorganismi.
Se l’acqua è alla base della vita, come già illustrato in un precedente blog
https://www.igeastudio.it/2026/03/01/lacqua/, le acquaporine sono il mezzo che la Natura ha
utilizzato per favorire il delicato equilibrio dell’acqua negli organismi viventi.
Attualmente a livello scientifico sono riconosciute 13 diverse acquaporine, che permettendo
il passaggio bidirezionale di acqua (e per alcune, dette aquagliceroporine, anche di glicerolo
e altre piccole molecole) sono in continua attività per il buon funzionamento cellulare
dell’organismo, assicurando la coerenza della comunicazione cellulare che avviene su base
elettromagnetica.
Cercando di semplificare (e inevitabilmente perdendo alcuni passaggi), il meccanismo è
questo: i fotoni (ambientali o emessi dagli organismi stessi, i cosiddetti biofotoni) sono in
grado di eccitare gli elettroni di grandi quantità di molecole d’acqua, con la conseguente
generazione di un campo elettromagnetico che a sua volta può inviare informazioni ad altre
molecole d’acqua. L’acqua dell’organismo infatti si organizza in cosiddetti “domini di
coerenza” in grado di condividere informazioni e generare un processo collettivo favorevole
alla vita.
Il passaggio dell’acqua attraverso le acquaporine è un fenomeno naturale unico: se già di
per sé risulta incredibile che questi canali possano permettere l’attraversamento della sola
acqua (escludendo con eleganti meccanismi fisici i più piccoli protoni o altri ioni disciolti),
desta meraviglia anche la loro caratteristica di essere, nel punto più stretto, più stretti ancora
rispetto alla molecola d’acqua stessa (circa 0,2 nanometri contro 0,28 nanometri), e ciò
nonostante riescono a trasportare circa 3 miliardi di molecole d’acqua disposte “in fila
indiana” al secondo.
Nel passaggio attraverso il canale la molecola d’acqua fa una capriola molecolare, ruotando
di 180 gradi, meccanismo che serve a proteggere e preservare il potenziale elettrico delle
membrane cellulari, e al tempo stesso il campo elettromagnetico dell’acquaporina attiva
delle vie di segnale tramite l’emissione di biofotoni.
La ricerca in campo biomedico sta mostrando come moltissime patologie siano legate a
disfunzioni delle acquaporine, e la ricerca farmacologica si è attivata da tempo per cercare
delle molecole in grado di attivare o inibire questi sistemi, ma ad oggi nessuna di queste ha
superato i trial clinici per l’immissione sul mercato.
Da qualche anno la Nutripuntura®, attraverso gli studi del dott. Patrick Véret, si è focalizzata
sulla possibilità di interagire con i meccanismi delle acquaporine e delle loro emissioni
fotoniche, e di regolare in questo modo il ruolo che queste hanno nella comunicazione
cellulare con un sistema (compresse masticabili generatrici di campi elettromagnetici) similea quello utilizzato dai Nutri per le correnti vitali https://www.igeastudio.it/services/nutripuntura/.
Ad oggi la ricerca in Nutripuntura® su questi attivatori di acquaporine ed emissioni fotoniche
è ancora in corso, nonostante siano stati già identificati numerosi loro possibili campi di
applicazione sia utilizzati da soli che in associazione con i Nutri.
Se i Nutri utilizzano l’elettricità generata dai minerali per favorire la comunicazione cellulare,
l’ipotesi è quella che gli attivatori di acquaporine ed emissioni fotoniche regolino il
meccanismo stesso utilizzato dalle cellule per lo scambio delle informazioni, per ripristinare
all’origine quello che è il progetto stesso di vita dell’intero organismo, fornendo uno
strumento estremamente avanzato e sofisticato, e allo stesso tempo accessibile e di
semplice utilizzo, per favorire maggiore vitalità e Ben-Essere.
A cura del Dott. Pietro Del Giudice, medico chirurgo e nutripuntore®
Cell. 389 974 6754
Mail: pietrodelgiudice.ud@gmail.com
