Quando la caviglia diventa debole

Quando la caviglia diventa debole

30 Ottobre 2021 Blog 0

Può capitare di percepire una o entrambe le caviglie instabili, deboli, non più in grado di sopportare i carichi e le camminate di un tempo senza una specifica causa apparente. Si gonfiano facilmente e possono provocare dolore. Si tratta di una condizione abbastanza diffusa definita come CAI (Chronic Ankle Instability).
Non sono ancora ben definiti i fattori alla base del problema, ma in anamnesi si riscontra spesso un episodio di distorsione di caviglia non accuratamente trattata.
Oltre ad indurre dolore e limitare la funzionalità, l’instabilità cronica di caviglia se non trattata può portare allo sviluppo di un’osteoartrite precoce. E’ quindi consigliabile una valutazione e un trattamento adeguato.

Cause e fattori associati
Fra i fattori causali una delle ipotesi in letteratura è che si instauri una minore sensibilità dei recettori meccanici presenti nelle strutture legamentose della caviglia in seguito ad uno stress meccanico o ad una lesione, anche misconosciuta, dei legamenti peroneo-astragalico e peroneo-calcaneare (nel caso di distorsione in inversione). Altri studi ipotizzano invece che chi è a rischio di sviluppare CAI mostra un deficit della propriocezione (consapevolezza posizionale) di caviglia, instabilità posturale o alterato timing di attivazione muscolare dell’intero arto inferiore.
Quello che si osserva generalmente è un ritardato timing di attivazione dei principali muscoli stabilizzatori di caviglia, ossia il tibiale posteriore e i peronei lungo e breve, e un’insufficienza nel reclutamento in contrazione eccentrica, cioè della capacità che hanno questi muscoli di frenare e ammortizzare gli stress laterali e mediali alla caviglia.
Nel tempo, se il problema viene trascurato, si può instaurare come compensazione un’ipomobilità nei distretti vicini (tarso ad esempio).
Un ultimo fattore che può ostacolare il recupero dalla condizione dell’instabilità cronica di caviglia è un’alterata postura statica e dinamica di anca e ginocchio.

Il ruolo della fisioterapia
Per tutti e quattro gli aspetti è possibile intervenire in modo efficace con un programma di esercizi mirato, personalizzato, definito in seguito ad un’accurata valutazione muscolare, articolare e posturale. L’Esercizio Terapeutico in particolare è un fattore chiave per contrastare il problema e prevenire l’instaurarsi di disturbi collaterali. La Terapia Manuale, invece, che si avvale di trattamenti come mobilizzazioni articolari e dei tessuti molli, si è rivelato un valido aiuto nel ripristinare la mobilità articolare quando e se coesiste rigidità.
Un’ultima strategia che è possibile associare al trattamento è la scelta di un adeguato plantare e/o calzatura con suola correttiva qualora si associasse un malallineamento posturale come ad esempio piede cavo o piatto.

Monica Marello, Fisioterapista

 

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