Comunicare in maniera assertiva

Comunicare in maniera assertiva

2 Luglio 2021 Blog 0

Quanti di noi faticano a comunicare la propria opinione e i propri stati d’animo senza entrare in conflitto, senza tralasciare parti importanti del discorso o senza la paura del giudizio altrui? La possibilità di esprimere le proprie emozioni, i propri bisogni o le proprie opinioni in maniera onesta e rispettosa c’è: si chiama assertività.
Se sfoghiamo la nostra frustrazione con scatti d’ira o grida, se litighiamo senza riuscire a trovare un punto di incontro con l’altro, se mettiamo i piedi in testa o ci facciamo mettere i piedi in testa, non stiamo comunicando in maniera assertiva.
La comunicazione assertiva ci permette di:
• Condividere le nostre emozioni attuali e sincere. Parlo di sincerità perché spesso mostriamo ed enfatizziamo solo una delle emozioni che proviamo. Ad esempio quando ci arrabbiamo con il partner infuriandoci per tutte le cose che secondo noi fa o non fa, potremmo rischiare di trascurare emozioni come la tristezza o la delusione, la cui consapevolezza è fondamentale per aiutarci e aiutare l’altro a venire incontro ai nostri bisogni.
• Soddisfare le nostre richieste e necessità. Se riesco a condividere con gli altri ciò di cui ho bisogno in maniera chiara e dettagliata, è più probabile che il mio interlocutore capisca quello che gli sto comunicando e agisca di conseguenza.
• Condividere un proprio bisogno o punto di vista senza imporsi, quindi evitando di giudicare i vissuti dell’interlocutore o ciò che per lui è rilevante. Il rispetto per l’altro è un pilastro essenziale nella comunicazione assertiva.
Ascoltare noi stessi e gli altri. Quando mi esprimo con assertività, prendo consapevolezza di me, chiarendo bene cosa sento e quali sono le cose che davvero voglio condividere e permetto anche all’altra persona di esporsi liberamente. Se voglio essere ascoltata, allora ascolto.
• Lasciare da parte il giudizio. Non giudico né i miei sentimenti, né la mia opinione. Rispettiamo senza giudicare l’idea che desideriamo esporre. Se siamo noi i primi a non credere a ciò che vogliamo comunicare, è difficile che qualcun altro ne venga convinto. Inoltre, nel dialogo assertivo, ascolto attivamente l’altra persona. Se ascolto con curiosità e con attenzione presente, quindi non per rispondere o senza, nel mentre, pensare ad altro, evito di giudicare l’altra persona. E se non giudico il mio interlocutore, saremo in sintonia, favorendo empatia, accordo e comprensione.
• Raggiungere i miei scopi. Se abbiamo un bisogno che deve essere comunicato e questa necessità la esprimiamo attaccando l’altra persona, sarà difficile che questa persona, diretta interessata al raggiungimento dei miei obiettivi, mi venga incontro. Comunicare in modo assertivo significa darsi più possibilità di realizzare un proprio desiderio, grande o piccolo che sia.
Quindi, per entrare nel pratico dell’utilizzo di questa modalità comunicativa, la prima cosa da fare e da non dare per scontata è concordare luogo e orario per poter parlare. C’è anche la possibilità di scrivere una lettera nel caso in cui il dialogo verbale viene vissuto come troppo emotivamente forte o deviante dalle intenzioni.
Stabilito il dove e quando, i passaggi da compiere per comunicare in modo assertivo sono:
1. Descrivo in maniera oggettiva la situazione problematica, di svolta o la condizione che scelgo di condividere. Potrebbe essere la descrizione di un litigio o di un momento nel quale l’altra persona ha fatto un qualcosa che mi ha dato in qualche modo fastidio. L’importante è che in questa descrizione dei fatti, non ci siano giudizi, opinioni, aspetti legati all’emotività o elementi interpretabili. Posso immaginare di essere un drone che dall’alto osserva la scena: un robot può riportare ciò che vede e sente, ma non può dire come si sentiva emotivamente quella persona e non può dare una sua opinione personale sui fatti.
2. Esprimo le emozioni che la situazione mi suscita. Condivido le mie emozioni assumendomene la responsabilità, senza far ricadere la colpa all’altra persona. Quindi anziché dire “mi hai fatto arrabbiare”, provo a dire “mi sento arrabbiata”. Noi siamo responsabili di ciò che proviamo, nonostante sia la situazione ad attivare in noi una data emozione. Inoltre, se diamo la responsabilità dei nostri stati d’animo agli altri crederemo di dover aspettare che siano gli altri a cambiare per noi. E se non cambiano, dobbiamo vivere per sempre infelici? Direi che non ci conviene, quindi permettiamoci di prendere in mano le redini della nostra sfera emotiva.
3. Descrivo cosa mi piacerebbe ottenere dall’altra persona, condivido le mie aspettative. Attenzione qui a non giudicare mai la persona in sé, ma diamo dei feedback rivolti al comportamento. Può essere utile aggiungere anche un feedback positivo, quindi far sapere all’altra persona che, anche se ci sono degli aspetti che potrebbero cambiare, ce ne sono altri invece che sono molto apprezzati.
4. Mi metto in gioco. Penso e decido in che modo posso fare anch’io la mia parte per favorire il mio benessere e il benessere nel rapporto, che sia un rapporto amoroso, di lavoro o altro. Se io mi rendo disponibile al cambiamento, è più facile che anche il mio interlocutore rifletta su come potrebbe mettersi in gioco.
Comunicare in maniera assertiva richiede forza di volontà, perché troppo spesso veniamo risucchiati dall’orgoglio o da emozioni che prendono il sopravvento. Diamoci la possibilità di mettere da parte per qualche minuto l’armatura dell’orgoglio, con la fiducia che anche senza, e proprio perché la lasciamo, anche solo momentaneamente, da parte, riusciremo ad esprimerci come forse non abbiamo mai fatto fino ad ora. Scopriremo che nel rispetto e nell’ascolto si celano le chiavi di volta per vivere un rapporto sereno con l’altro e con se stessi. Non è tutto bianco o nero: possiamo soddisfare le necessità richiesta dal rapporto con l’altro senza trascurare i nostri bisogni personali.

Dr.ssa Cristina Scelzo, Counselor
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